Con una supply chain al 90% tra Lombardia e Veneto, una sede produttiva negli Usa e un ufficio in
Brasile, l’azienda dei caschi ha chiuso il 2025 a 84 milioni. Il dg Zambon: «Puntiamo a crescere del 10%
all’anno fino al 2027»
Un casco da ciclismo e un casco da cantiere hanno poco in comune nell’aspetto e soprattutto
nell’uso, ma condividono una caratteristica che per chi li produce e chi li indossa non è
negoziabile: devono proteggere. È da questo punto di partenza – il casco come prodotto di
sicurezza e non come accessorio – che si può comprendere la logica con cui Kask, azienda di
Chiuduno (BG), ha costruito il proprio modello di business e il proprio posizionamento sul
mercato: una forte spinta sull’R&D e l’innovazione, una supply chain concentrata quasi
interamente tra Lombardia e Veneto così da poter garantire un controllo diretto su ogni fase
della produzione e nessuna delocalizzazione. E, forse, partire proprio dal capitolo della
Ricerca & Sviluppo è utile a chiarire non solo tutti questi punti, ma anche la storia
dell’azienda.
«Kask nasce nel 2004 proprio facendo R&D e produzione conto terzi – spiega il direttore
generale Diego Zambon –. Quando abbiamo deciso di puntare su un marchio di proprietà,
abbiamo dato priorità al fattore innovativo nei nostri prodotti e per questo è stato centrale
mantenere internamente la funzione di Ricerca & Sviluppo. E non abbiamo mai ragionato su
prodotti civetta: anzi, ogni nostro articolo è pensato per garantire conti sani e solidi. Un’R&D
interna ci facilita inoltre nella fase di pianificazione e gestione degli investimenti, ma anche
nel mantenere la nostra struttura molto snella poiché non è gravata da tutti i costi di una
filiera produttiva in house».
L’azienda bergamasca produce caschi per il settore industriale, che da solo vale circa il 60%
del fatturato, e per tre mercati sportivi: sci (in particolare sul segmento luxury), ciclismo
(dove la collaborazione con il Team Sky ha permesso a Kask di «accelerare sul piano della
visibilità e stimolare la parte di innovazione») ed equitazione. Questa diversificazione non è
casuale: «Quando abbiamo deciso di investire sul nostro marchio, la strategia è stata quella
di sviluppare prodotti su più linee e quindi su più mercati, così da non sbilanciarci troppo su
un solo settore». Una scelta che si è rivelata utile quando alcuni segmenti hanno vissuto
momenti turbolenti, ma che pone una sfida organizzativa ulteriore: come si gestisce un
portafoglio eterogeneo senza disperdere risorse?
La risposta che Kask ha trovato è quella della contaminazione: «La Ricerca & Sviluppo, che è
centralizzata e non frammentata per linea di prodotto, trasferisce le esperienze maturate in
un settore agli altri. Nel mondo industriale, per esempio, la contaminazione ci ha permesso
di sviluppare un prodotto altamente tecnologico e, in generale, di integrare la gamma con
articoli che prima non avevamo e che ci hanno permesso di aumentare le nostre vendite»,
spiega il direttore generale. Per tutto il resto, invece, la verticalizzazione è spinta e a tendere
aumenterà, in particolare anche nella fase di sviluppo prodotto.
Sul fronte geografico, la mossa più significativa era arrivata nel 2019: l’apertura di una linea
di produzione negli Usa. «Lì serviamo soprattutto i cantieri, avevamo necessità di essere
veloci ed efficienti nelle consegne: l’unico modo era riuscire a ridurre i 60 giorni di trasporto
via nave», racconta il dg. Un investimento che si è rivelato utile su più fronti, perché ha
permesso di superare la pandemia, di beneficiare delle politiche americane a favore del
reshoring e di non subire i picchi dei costi di trasporto. Più di recente è stato aperto un ufficio
in Brasile, un «primo passo nel mercato sudamericano nel segmento industriale, su cui
possiamo svilupparci molto e dove la nostra presenza è già massiva in Europa e consolidata
in Nord America». L’Asia, invece, è per ora volutamente trascurata: «La approcceremo più
avanti».
Tra il 2018 e il 2024 l’azienda bergamasca ha visto i suoi ricavi crescere da 34,3 a 72,7 milioni,
mentre l’Ebitda è passato da 9,8 milioni (pari al 27,7% del fatturato) a 16,7 milioni (22,5%) e
l’utile è cresciuto da 6,3 a 8,3 milioni. «Nell’immediato post-pandemia, il fatto di aver
coltivato una filiera “made in lombardo-veneto” si è rivelata molto utile – commenta
Zambon –. In quella situazione, inoltre, quando i prezzi dei polimeri (la materia prima
principale nella produzione dei caschi, ndr.) hanno registrato oscillazioni violente, fino al
120% in un solo giorno, abbiamo scelto di assorbire il rimbalzo dei costi invece di trasferirlo
sul mercato: una decisione che ha compresso i margini tra 2022 e 2023, ma che ha preservato
i rapporti con i clienti e la tenuta della nostra rete di fornitura».
Nel 2025 i ricavi sono cresciuti ulteriormente, attestandosi a 84 milioni, mentre per quanto
riguarda il 2026 il direttore generale prevede sarà «un anno di transizione, in attesa di un
biennio 2027-2028 che promette una crescita interessante». Grazie alla sua struttura
organizzativa, Kask è in grado di lavorare su piani quinquennali, elaborando obiettivi a
medio e lungo termine. L’obiettivo dichiarato è un «tasso di crescita annuo del 10% fino al
2027», che potrebbe beneficiare di un tassello in più: «Non siamo nuovi alle operazioni
straordinarie – conclude Zambon –: negli anni abbiamo rilevato quote di controllo in aziende
che consideravamo strategiche come risposta alla pressione competitiva
dell’industrializzazione asiatica per evitare di ricorrere delocalizzazione. E ora siamo al
lavoro su un’altra di queste acquisizioni».
L’AZIENDA
“L’azienda di Chiuduno (BG), nata nel 2004 come realtà di R&D e produzione conto terzi,
ha nel tempo sviluppato un marchio proprietario e costruito un portafoglio di caschi per
lo sport e per l’industria (che oggi pesa per il 60% sul fatturato). Con un’R&D centralizzata
e non frammentata per linea di prodotto, trasferisce «le esperienze maturate in un settore
agli altri». Nel 2019 ha aperto un sito produttivo negli Stati Uniti e più di recente un ufficio
in Brasile come «primo passo per sviluppare il mercato del Sud America».”