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Nonno Nanni, dopo ottant’anni lo stracchino diventa lactose free. Nel 2025 ricavi a 172 milioni

Latteria Montello, società che gestisce il celebre brand di formaggi freschi, cresce adeguando la produzione alle nuove richieste di mercato. L’export pesa per l’11,6%. Il gruppo punta anche sulla pasta fresca con la linea Nonna Rina

L’offerta si amplia, ma lo stracchino resta lo stesso simbolo di sempre. In un mercato alimentare sempre più caratterizzato da parole chiave come leggerezza, digeribilità e benessere, anche Nonno Nanni alla fine ha affiancato alla referenza classica una versione lactose free. Per l’azienda, però, non si è trattato di un’operazione di gamma fine a sé stessa né dell’inseguimento di una moda: è stato un esercizio di equilibrio tra innovazione e memoria.

Togliere il lattosio senza togliere gusto, aggiornare la ricetta senza tradire il prodotto, intercettare nuovi consumatori. È anche su questo equilibrio che Latteria Montello ha costruito la propria evoluzione nel tempo: nata nel 1947 a Giavera del Montello (TV), oggi è un gruppo articolato attorno a più marchi, da Nonno Nanni a Nonna Rina, dedicata alla pasta fresca, fino al caseificio Tonon.

All’origine c’è Giovanni Lazzarin, per tutti “Nanni”. È lui, nel secondo dopoguerra, ad aprire una piccola latteria artigianale nella provincia trevigiana, con caldaie a legna, pochi strumenti e una specializzazione destinata a diventare identità: i formaggi freschi. Prima della grande distribuzione e delle linee produttive capaci di arrivare fino a 300 mila stracchini al giorno, però, c’era un’impresa familiare nata con mezzi essenziali e molta ostinazione.

«A costruire questa storia sono stati anzitutto mio nonno, poi mio padre e i miei zii, con un lavoro costante nel corso degli anni», racconta oggi Silvia Lazzarin, amministratrice delegata. «Quando erano piccoli e si faceva festa, per festeggiare bevevano aranciata allungata con l’acqua del fosso. Questo dà l’idea della povertà da cui siamo partiti e del percorso fatto fino ai risultati di oggi, in termini economici, distributivi e di forza del marchio». Una memoria ruvida, quasi contadina, che dice molto della traiettoria dell’azienda.

Il primo grande salto arriva nel 1970, con la costruzione dello stabilimento per formaggi a Giavera del Montello. È il momento in cui la seconda generazione, i figli di Nanni – Luigi, Armando e Bruno – accompagna il passaggio dalla dimensione artigianale a quella industriale, mantenendo il controllo familiare. Negli anni Ottanta lo stabilimento si amplia e la distribuzione diventa capillare in Italia. Nel 1985 nasce il marchio Nonno Nanni, omaggio diretto al fondatore e destinato a diventare il vero capitale immateriale dell’azienda.

Dieci anni dopo, nel 1995, Latteria Montello diventa società per azioni, consolidando la struttura del gruppo e accompagnando una nuova fase di investimenti. Oggi lo stabilimento di Giavera ha raggiunto dimensioni da piattaforma industriale europea: circa 20 mila metri quadrati di area produttiva, a cui si aggiungono depuratore e servizi, con impianti di coagulazione tra i più importanti del continente per i formaggi molli.

I risultati sul piano economico parlano da soli. Nel medio-lungo periodo, dal 2018 al 2024, i ricavi del gruppo sono passati da 93,3 a 161 milioni, con un tasso annuo composto (Cagr) del 9,5%. Parallelamente, l’utile netto è passato da 11,9 a 9,4 milioni. Nel 2025 la società ha registrato un fatturato netto consolidato pari a 172 milioni, con una crescita del 7% rispetto al 2024 – «Un anno sostanzialmente in linea con le aspettative» – considerato un piano di investimenti di 35 milioni negli ultimi tre anni e una posizione finanziaria netta rimasta stabile nel tempo.

«Per questi primi sei mesi del 2026 ci aspettiamo una crescita anche sotto il profilo della marginalità, in particolare sulla pasta fresca, su cui stiamo puntando molto, soprattutto all’estero – prosegue Lazzarin –. È un mercato che sta andando bene sia in Italia sia fuori, perché risponde a un consumo veloce e attuale». Nonna Rina, marchio del gruppo dedicato a gnocchi, ravioli, girasoli ripieni e altre specialità, sta infatti diventando una leva di sviluppo sempre più rilevante.

Oggi, del resto, la terza generazione deve misurarsi con sfide diverse da quelle affrontate da chi ha costruito l’azienda. Il caso del lactose free è emblematico: «Abbiamo già lanciato la robiola e il Fresco Spalmabile senza lattosio. L’anno scorso abbiamo messo a punto anche la ricetta dello stracchino senza lattosio, ottenendo un risultato molto soddisfacente dal punto di vista sensoriale. Ci abbiamo messo tempo prima di raggiungere la sensazione di gusto desiderata».

Sullo sfondo resta il tema dell’internazionalizzazione, con l’export che vale oggi l’11,6% del fatturato totale: «Ma puntiamo ad aumentare questa percentuale. La richiesta di mercato c’è, in Italia e soprattutto all’estero. Stiamo lavorando molto bene con la Francia, ci stiamo aprendo sempre di più al Regno Unito e anche a mercati extraeuropei come Canada, Stati Uniti, Corea del Sud, Emirati Arabi e Hong Kong».

La Francia, in particolare, è un banco di prova interessante. È un Paese che di formaggi vive e discute quasi come l’Italia vive e discute di pasta: entrarci non è una passeggiata commerciale, ma una verifica di credibilità. Latteria Montello dispone di un’azienda di distribuzione su Parigi e guarda anche alla Gdo d’Oltralpe, oltre al canale Horeca. «Per quest’ultimo il nuovo deposito funzionerà molto bene. L’auspicio – conclude l’ad – è aprirci sempre di più anche con la grande distribuzione francese, con la quale degli accordi sono stati già siglati. I nostri “cugini” consumano molti formaggi e il loro mercato offre spazi importanti».

L’azienda
La storia di Latteria Montello inizia nel secondo dopoguerra a Giavera del Montello (TV), grazie a Giovanni Lazzarin, soprannominato Nanni. Partita come una piccola realtà rurale dotata solo di caldaie a legna e tanta ostinazione, l’impresa familiare compie il primo salto industriale nel 1970 con il nuovo stabilimento voluto dalla seconda generazione. Nel 1985 nasce il marchio Nonno Nanni, omaggio al fondatore. Oggi la terza generazione guida un polo da 20 mila metri quadrati, capace di produrre fino a 300 mila stracchini al giorno.

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