Italypost -

Non c’è due senza tre. Per rafforzarsi all’estero Rossini 1969 valuta il terzo M&A

“Nata nella frazione montana di Valpiana, a nord di Bergamo, Rossini 1969 ha conosciuto un momento di svolta tra 2018 e 2019, quando ha iniziato un percorso di managerializzazione che l’ha portata a sviluppare i mercati esteri, anche tramite operazioni straordinarie. L’amministratore delegato e presidente Marco Rossini: «Il mondo sta andando in una direzione per la quale la crescita dimensionale è un requisito imprescindibile per un’azienda che vuole stare sul mercato in maniera indipendente».”

«Chi rimane troppo piccolo finisce nel piatto di qualcun altro». La frase, diretta e senza giri di parole, riassume non solo la visione di Marco Rossini, ma anche il ‘cosa’ e il ‘perché’ dell’evoluzione dell’impresa di cui è amministratore delegato e presidente, la Rossini 1969. È con la consapevolezza che nelle dinamiche competitive odierne la dimensione è un requisito fondamentale per la sopravvivenza che si può leggere il percorso dell’azienda, passata da realtà familiare a gruppo con uno sguardo e, soprattutto, delle prospettive internazionali.

La sua storia parte dalla Valpiana, oltre 35 chilometri a nord da Bergamo. Qui nel 1969 Emilio Rossini avvia un picolo laboratorio e, incalzato dal parroco locale che voleva trovare occupazione per gli abitanti di quella piccola frazione a oltre 1.100 metri di altitudine, inizia ad assumere persone che confezionano impermeabili in nylon. Filo dopo filo, l’azienda scopre la sua vocazione, la produzione di abiti da lavoro, e si specializza in particolare sul toni, il pantalone blu di cotone che nell’immaginario di tutti è indossato dagli operai.

Poi «lo spaio non bastava più» e trasferirsi è stato necessario. L’azienda oggi con sede a Seriate ha conosciuto una nuova accelerazione tra il 2018 e il 2019. A quell’altezza nella seconda generazione alla guida dell’azienda, capitanata da Marco Rossini, si è formata la coscienza che il livello raggiunto poteva non bastare. Per questo è stato anzitutto avviato un percorso di managerializzazione: «Affidarci solo alle nostre forze poteva essere limitante, perciò abbiamo iniziato a inserire figure esterne che avessero maturato competenze anche in altri settori e in altri Paesi».

Un’evoluzione profonda della cultura aziendale e della struttura gestionale che ha posto le basi per l’internazionalizzazione di quella che fino allo scorso anno era Rossini Trading e poi è diventata Rossini 1969. «L’inserimento di figure esterne richiede tempo e noi in primis dovevamo abituarci a delegare parte della gestione – afferma l’ad e presidente –. Però è anche questo che ci ha permesso di compiere la nostra prima acquisizione nel 2021». Si tratta dell’azienda carpigiana Giblor’s, attiva nel mondo dell’abbigliamento da lavoro ma con una specializzazione nel settore Horeca.

Tre anni dopo, nel 2024, è stata la volta della tedesca Willax, un’operazione dal valore di 18 milioni che ha aperto all’azienda bergamasca le porte del mercato del Nord Europa. «Storicamente meno del 5% del nostro fatturato veniva dall’estero. L’azienda oggetto della prima acquisizione realizzava un 25% di ricavi fuori dall’Italia e con la seconda operazione siamo andati oltre il 30%. Il nostro obiettivo è alzare ulteriormente questa percentuale». Ed ecco qui spiegata quella frase: «Chi rimane troppo piccolo finisce nel piatto di qualcun altro». «Potevamo essere contenti della situazione che avevamo già – ammette Rossini –. Ma il mondo sta andando in una direzione per la quale la crescita dimensionale è un requisito imprescindibile per un’azienda che vuole stare sul mercato in maniera indipendente».

Tutto questo si è tradotto in un fatturato che per la sola capogruppo è salito dai quasi 27,9 milioni del 2018 agli oltre 41 milioni del 2024, con un Ebitda che è passato da 4,9 milioni (il 17,2% dei ricavi) a poco meno di 4 milioni (il 9,6% dei ricavi). In parallelo l’utile è cresciuto da 2,8 milioni a 3,3 milioni. Guardando ai dati consolidati, nel 2024 l’azienda ha sfiorato i 57,8 milioni di fatturato, con un Ebitda di 7,7 milioni (il 13,4% dei ricavi) e un utile di 3,5 milioni. «Nel 2025 – aggiunge l’ad e presidente – abbiamo raggiunto un fatturato di 67 milioni e un Ebitda di circa 9 milioni».

Lo scorso anno la crescita sul mercato italiano è riuscita a compensare la frenata tedesca: «In Germania la situazione economica è piuttosto pesante – commenta –. Lì il nostro modello di business prevede la vendita dei nostri prodotti alle grosse catene che poi li distribuiscono agli utilizzatori finali: questo tipo di mercato, il ‘Do It Yourself’ è quasi paralizzato». Per quest’anno l’obiettivo è ambizioso: «Vogliamo superare la soglia dei 100 milioni di fatturato. Come? Attraverso una nuova acquisizione, in un settore contiguo come quello delle calzature da lavoro»

L’idea è quella di sfruttare le sinergie e il cross selling tra le linee esistenti. Le realtà nel mirino «sono di norma aziende ancora a carattere familiare, dove il fondatore spesso considera l’impresa come un figlio da cui non è facile separarsi»: e proprio questo rappresenta un ostacolo che Rossini 1969 si trova a dover superare. Nell’attesa di avere certezze circa questa terza operazione, però, l’azienda bergamasca non è stata con le mani in mano. «Abbiamo investito in marketing e pubblicità – dice Marco Rossini – e stiamo lavorando sui prodotti, per offrirne di nuovi, esteticamente attraenti e soprattutto comodi e confortevoli. Per questo è stato molto utile ibridare le nostre competenze grazie all’arrivo di manager esterni come il direttore generale, che ha avuto un’esperienza importante negli Stati Uniti, e il responsabile acquisti, che conosce i mercati del Sudest asiatico».

Nel 2024 l’azienda ha investito 5 milioni in un «impianto logistico per unificare i magazzini e migliorare la gestione dei picchi operativi». Quest’anno l’azienda ha compiuto un ulteriore passo nel percorso di digitalizzazione, introducendo un software avanzato capace di rafforzare le capacità previsionali e supportare un approccio più strategico alla gestione dell’inventario, così da garantire una maggiore continuità nella disponibilità dei prodotti e liberare capitale circolante precedentemente immobilizzato in stock in eccesso.

Oggi Rossini 1969 impiega circa 250 persone e produce circa 4 milioni di articoli, evadendo circa 400 ordini al giorno. «Il mercato è molto cambiato: oggi i clienti ordinano in maniera frammentata, lotti più piccoli e più variabili. Per essere responsivi bisogna saper lavorare su tutti gli anelli della catena. Non solo: bisogna anche saper trovare le persone giuste, valorizzarle e legarle all’azienda», conclude Rossini.

[contenuto_news]

Articoli recenti