
ArteBianca accelera sul fronte industriale e prepara il raddoppio della capacità produttiva con la costruzione di un secondo sito a Marghera (VE), destinato a inglobare l’attuale sede logistica e a ottimizzare l’organizzazione interna. Un investimento strategico che segna l’avvio di una nuova fase per l’azienda veneziana specializzata nel pane senza crosta, proprio mentre il mercato richiede volumi sempre maggiori e maggiore efficienza. «Avremo benefici importanti in termini organizzativi», spiega l’amministratore delegato Massimiliano Anzanello, indicando nel nuovo stabilimento la leva per sostenere la crescita futura dopo anni già comunque di espansione.
La storia della società affonda le radici in un’intuizione maturata tra forni e sacchi di farina nella Venezia di fine anni Sessanta. È lì che Adriano Anzanello, panettiere di famiglia, decide di trasformare un gesto quotidiano in un’innovazione produttiva, che porterà alla fondazione dell’azienda. L’idea alla base è tanto semplice quanto rivoluzionaria: automatizzare il processo di rimozione della crosta dal pancarré fresco e tagliarlo subito in fette lunghe, riducendo drasticamente i tempi rispetto alla lavorazione manuale. Quel pane morbido e pronto all’uso diventa rapidamente il riferimento per i tramezzini veneziani, contribuendo a radicare l’impresa nel tessuto gastronomico locale: è l’origine del PanPiuma, oggi prodotto di punta della compagnia. Così, in una città dove il tramezzino è quasi un’istituzione, i prodotti ArteBianca finiscono per diventare parte integrante dell’identità culinaria veneziana, diffondendosi dai bar del centro storico fino alla terraferma.
Negli anni, il laboratorio artigianale si evolve in gruppo industriale, ampliando progressivamente impianti e linee produttive fino all’attuale sede nella zona industriale di Marghera, circa 7mila metri quadrati considerati oggi uno dei poli più avanzati della panificazione europea. «Se non avessimo puntato così sullo stabilimento non avremmo raggiunto certi risultati», osserva l’ad, sottolineando come investimenti, visione e capacità imprenditoriale abbiano accompagnato la crescita. In questo senso, il progetto di realizzazione di un secondo polo, che integrerà la sede logistica, consentirà anche di razionalizzare i flussi tra produzione e distribuzione, riducendo tempi e costi logistici e migliorando la capacità di risposta alle richieste della grande distribuzione.
Nel tempo, la presenza sugli scaffali della grande distribuzione si è consolidata anche grazie alle varianti del PanPiuma, arricchite con olio extravergine e linee biologiche. Oggi il core business è fortemente orientato alla Gdo e al canale discount, dove l’azienda si confronta con i grandi marchi dell’alimentare e, per quanto riguarda i prodotti analoghi, con brand come Mulino Bianco, in particolare con la linea “Cuore di pane”. Per quanto concerne il mondo Horeca, «abbiamo qualche referenza. Negli anni, tuttavia, abbiamo un po’ alleggerito a livello strategico e anche a livello produttivo la nostra presenza su questo tipo di mercato, anche in funzione al fatto che la crescita delle referenze destinate alla Gdo, in primis su PanPiuma, erano tali che abbiamo dovuto fare delle scelte di carattere organizzativo».Nel segmento private label (prodotti realizzati dall’azienda ma commercializzati con il marchio del distributore, ndr.), invece, il principale concorrente è il gruppo Morato.
Capitolo risultati finanziari: dal 2018 al 2024 i ricavi sono passati da 15 a 37,4 milioni, più che raddoppiati in sette anni, con un Cagr del 16,4%. Nello stesso periodo l’Ebitda è salito da 1,4 milioni (con una marginalità dell’8,8%) a 6,7 milioni (17,9%), mentre l’utile netto è cresciuto da circa 150 mila euro a 3,5 milioni. Dopo il picco del 2023, il 2024 ha segnato ricavi in lieve calo rispetto ai 39,3 milioni dell’anno precedente e una riduzione di Ebitda e utile, che sono rimasti comunque su livelli superiori al periodo precedente.
Il 2025, sottolinea Anzanello, è stato un anno «interlocutorio, non lineare. Il volume d’affari complessivo – anticipa l’amministratore delegato – ha raggiunto circa 42 milioni di fatturato: un dato che supera il 2023 e segna un aumento di circa il 12% rispetto al 2024. È stato tuttavia un anno caratterizzato da forti oscillazioni dei prezzi e dall’aumento dei costi delle materie prime. Questo contesto ci ha imposto scelte strategiche rilevanti, in particolare nella gestione degli approvvigionamenti destinati ai prodotti a marchio private label. Il primo semestre ha mostrato performance inferiori alle attese; nel secondo, invece, grazie a un’attenta revisione delle strategie commerciali e a un rafforzamento dell’offerta proprio nel private label, siamo riusciti a riequilibrare l’andamento e a chiudere l’anno in modo soddisfacente».
Il 2026 si prospetta, ancor più, come un anno di transizione. «Dobbiamo gestire in modo strategico ciò che già abbiamo in termini di capacità produttiva e “seminare” la crescita del business, in attesa del momento in cui saremo attivi con la nuova linea di produzione. Insomma, si prospetta un anno in cui dovremo lavorare di fioretto e non di sciabola».