Il gruppo con base a Ossona (MI), fondato a fine anni Settanta, rifornisce le cartiere europee di ausiliari chimici. Dopo una serie di acquisizioni di realtà estere, quest’anno è arrivata la prima fuori dal Vecchio Continente
A metà aprile Mare ha annunciato l’acquisizione della maggioranza di Paradigm Chemical and Consulting, azienda statunitense di ausiliari chimici per la carta: «Così, abbiamo compiuto il salto di scala più grande nella nostra diversificazione geografica – racconta Massimo Montanaro, arrivato nel gruppo di Ossona (MI) nel 2004 e oggi suo Head of Group Sales –. Per avere successo negli Usa bisogna entrare in una realtà locale oppure costituirla da zero. Idealmente puntiamo a raggiungere, in un mercato grande almeno quanto quello europeo, un successo simile a quello già ottenuto qui».
Mare nasce infatti alla fine degli anni Settanta, quando l’ingegner Paolo Maganzini, dopo una lunga esperienza in una multinazionale (guarda caso) statunitense, investe la liquidazione ricevuta per fondare una propria azienda. Ne è tuttora l’azionista di maggioranza e, con la famiglia, ne detiene la totalità delle quote. La struttura si è evoluta in una holding in cui Mare opera come sub-holding, controllando le società del gruppo. Il suo core business resta quello delle origini: ausiliari chimici per la carta, in parte “funzionali” (così chiamati perché danno al foglio una funzione precisa come, per esempio, l’assorbenza di un tovagliolo), e in parte “di processo” (perché necessari alla formazione della carta in macchina).
Circa l’80-85% di questi prodotti è destinato alle cartiere e agli impianti che producono la cellulosa, mentre il resto va a settori diversi: le costruzioni, la ceramica, il legno, il cuoio e il trattamento delle acque, «nicchie trascurate dai grandi player con margini di crescita interessanti». È sul posizionamento, focalizzato sui paper chemicals, che Mare si distingue dai concorrenti maggiori, orientati invece verso il cosiddetto “water treatment”. Negli anni l’azienda ha poi spostato il baricentro dal prodotto al servizio, rendendo il «supporto tecnico alle cartiere un elemento distintivo». Quasi tutti i volumi venduti, circa 200 mila tonnellate l’anno, sono comunque prodotti internamente, scelta che garantisce vantaggi di costo secondo la filosofia che Montanaro riassume in «produrre la massima qualità al più basso costo possibile».
Nella storia dell’azienda, l’internazionalizzazione arriva presto, quando il fondatore intuisce che l’Europa potesse diventare il vero perimetro di riferimento. Nascono così agenzie commerciali detenute al 100% in diversi Paesi e, tra fine anni Novanta e inizio Duemila, cominciano la crescita per linee esterne. Oggi Mare ha impianti «a Milano, in Toscana, in Austria, in Svezia e in Germania», quest’ultimo frutto dall’acquisizione della divisione paper chemicals di AkzoNobel, Eka Chemicals, avvenuta nel 2012: «Abbiamo colto l’opportunità di rilevare un impianto dove si produceva un prodotto che non realizzavamo ancora, portarlo a piena capacità e, nel tempo, espanderlo».
La concorrenza, in questo settore, è relativamente concentrata: «I due principali competitor – spiega l’Head of Sales – sono multinazionali, una quotata al Nasdaq di Helsinki con un fatturato di circa 3,5 miliardi, l’altra privata e stimata attorno agli 8 miliardi». Cifre che relegherebbero Mare tra i soggetti minori del comparto, ma che secondo Montanaro vanno lette insieme all’ampiezza dei portafogli: «Se focalizziamo il confronto sui paper chemicals, le differenze di grandezza si assottigliano parecchio». Insieme a questi due concorrenti, Mare copre circa l’85% del mercato europeo. Una posizione di forza che si riflette anche nei numeri di bilancio.
Tra il 2018 e il 2024 la holding è passata da 119,8 milioni a 201,1 milioni di ricavi, con un Ebitda salito da 17,5 milioni (pari al 14,4% del fatturato) a 60,3 milioni (il 29,8%) e un utile netto passato da 31,1 milioni a 44,8 milioni. «Oggi realizziamo circa 200 milioni di fatturato, con un Ebitda che si aggira tra i 55 e i 60 milioni», aggiunge Montanaro, che ricorda però come gli ultimi anni non siano stati semplici: «Durante la pandemia abbiamo investito capitale circolante e riempito i magazzini per non lasciare senza prodotto alcun cliente, anche quelli di competitor, sapendo che una cartiera ferma genera costi fissi enormi».
La guerra in Ucraina ha inciso soprattutto sulla voce dei costi legata all’energia, ma il gruppo si è riuscito a tutelare grazie a investimenti fatti in passato per essere più indipendenti: a Ossona, per esempio, dispone da 15 anni di un impianto fotovoltaico da 1 megawatt, che «puntiamo a raddoppiare». Nella più recente crisi mediorientale, Mare ha invece assistito a un repentino e verticale aumento dei prezzi: «Molti hanno anticipato gli effetti che si sarebbero verificati di lì a poco – osserva Montanaro – ma a oggi i rincari non stanno rientrando: ne abbiamo trasferiti ai clienti solo una parte, accettando una contrazione della marginalità».
Peraltro, secondo l’Head of Sales, l’instabilità in Medio Oriente avrà delle ripercussioni anche una volta cessate le ostilità: «Quando le cose si normalizzeranno, la chimica europea si troverà a dover fare i conti con l’impatto della sovracapacità cinese». In questo scenario, Mare però si prepara a navigare con la sicurezza di chi ha le idee chiare e le spalle coperte da un’ottima solidità patrimoniale: «Il nostro fondatore è sempre stato attento alla sostenibilità del progetto nel lungo periodo e non considera l’ipotesi di aprire il capitale a soggetti esterni: la nostra strategia perciò proseguirà puntando sulla crescita per linee interne, magari espandendo il portafoglio prodotti, con l’Europa come mercato core e l’obiettivo di raggiungere geografie oggi non presidiate»
Nata per iniziativa dell’ingegner Paolo Maganzini, ex-manager di una multinazionale, Mare produce ausiliari chimici funzionali e di processo per l’industria cartaria, mercato che genera l’80-85% del suo fatturato: il resto proviene da settori come ceramica, edilizia, cuoio, detergenza e trattamento delle acque. Cresciuta per linee interne ed esterne (tra cui l’acquisizione di una divisione di AkzoNobel) vende quasi 200 mila tonnellate di prodotti all’anno e, insieme ai suoi due principali competitor, copre circa l’85% del mercato europeo.