Il gruppo bergamasco della componentistica metallica di precisione ha chiuso il 2025 con 359 milioni di ricavi. Automotive ed elettrotecnico restano sotto pressione in Europa, ma i mercati di Nord e Sud America compensano
Una macchina comprata e installata in casa, con un buco nel muro perché l’aspo per
alimentare il nastro doveva stare in bagno: non c’era altro spazio. È da questa immagine,
evocata dal presidente Mario Sangalli nel raccontare le origini del suo gruppo, che parte il
racconto di M.S.Ambrogio, oggi realtà da 359 milioni di ricavi e sedi in quattro continenti.
Fondata nel 1949 dal padre Aurelio a Lecco, l’azienda della componentistica metallica di
precisione ha attraversato sette decenni di trasformazioni fino alla sfida che si sta delineando
per i prossimi anni: integrare l’intelligenza artificiale, in un mercato che chiede sempre di più
«reattività e flessibilità».
A parlare è Marco Ruggeri, Corporate General Manager, entrato in azienda nel 2018
all’interno del processo di managerializzazione avviato dal 2013 e punto di approdo di un
più ampio passaggio generazionale che Sangalli non nasconde essere stato «un po’
complesso». L’attuale presidente ricorda i confronti con il padre, «abituato a vedere l’azienda
come una figlia», seduti a tavola per cena con «mia madre che faceva da “peacemaker”». Una
volta che il passaggio di testimone si è concretizzato, Sangalli ha spinto sulla
managerializzazione, che ha portato anche all’«acquisizione nel 2021 di uno stabilimento
negli Usa, realtà da 80 milioni di dollari che impiega 200 persone».
Non va però pensato che questa sia stata la prima operazione di M.S.Ambrogio: l’azienda il
cui headquarter si trova ora a Cisano Bergamasco (BG) ha una storia consolidata nell’M&A.
«Tra gli anni Sessanta e Settanta abbiamo acquisito una società nei pressi della nostra sede di
allora – racconta Sangalli –. Non ci siamo accontentati e nel 1991 ne abbiamo rilevata una nei
pressi di Stoccarda». E nel 1999 è arrivata l’apertura in Brasile: non un’acquisizione ma un
green field, avviato per seguire un costruttore automobilistico italiano nel Paese.
«Abbiamo sempre fatto operazioni di questo tipo per entrare in nuovi mercati – afferma il
presidente –. In questo senso, la nostra prima acquisizione è stata emblematica: avevamo
bisogno di un punto d’appoggio in Germania e di poter contare su un’azienda con una
mentalità e una cultura tedesche. Sono due fattori da non sottovalutare: dopo ogni
acquisizione è fondamentale per noi intervenire sul fattore umano, cercando con attenzione
e delicatezza di integrare senza prevaricare le culture altrui. Ogni volta dobbiamo modulare il
modo di interfacciarci: ma più un’azienda si struttura e più l’aspetto relazionale è
importante». E in M.S.Ambrogio non sono ancora sazi: «Il gruppo deve crescere ancora»,
conferma Sangalli. «Proprio in questi ultimi mesi stiamo discutendo di un’ulteriore
espansione a Est: non in Cina, sarebbe troppo tardi. E non un green field: la distanza
culturale impone di avere una presenza locale consolidata a cui appoggiarci».
Il perimetro attuale del gruppo conta nove sedi, di cui quattro all’estero (oltre a quelle
tedesca, brasiliana e statunitense c’è quella ungherese), e circa 1.500 dipendenti. I due
mercati di riferimento sono l’automotive e l’elettrotecnico, entrambi attualmente in una
«fase di stagnazione». «Sul fronte automotive – illustra Ruggeri –, la transizione all’elettrico ha
portato a una contrazione della produzione di veicoli in Europa del 18%. Una frenata a cui
non si vede una fine: anzi, ci si chiede se questi non siano i volumi produttivi realmente
aggredibili da qui in avanti. Per l’elettrotecnico, il rallentamento ha radici macroeconomiche
e sembra si protrarrà anche nel 2026».
L’azienda
Fondata nel 1949 da Aurelio Sangalli, M.S.Ambrogio è la principale società operativa di
Aurelio Sangalli Holding, gruppo specializzato nella meccanica di precisione su disegno
cliente. Opera in due comparti principali: automotive ed elettrotecnico, sia residenziale
che industriale. Conta 1.500 dipendenti e nove sedi, di cui cinque in Italia e quattro
all’estero (Germania, Ungheria, Brasile e Stati Uniti). Negli ultimi sette anni ha investito
quasi 9 milioni in tecnologie informatiche per digitalizzare i processi aziendali.
La risposta del gruppo è passata per una verticalizzazione tecnologica. M.S.Ambrogio lavora
su disegno cliente e perciò compete quasi esclusivamente sul piano della tecnologia e
dell’esecuzione. Ogni anno investe circa 25 milioni in nuovi macchinari, cifra rilevante ma
ben calibrata: «Abbiamo un’attenzione maniacale per la gestione finanziaria», dice Sangalli.
Il contesto sta poi favorendo l’azienda: «Alcuni grossi gruppi nell’elettrotecnico stanno
riducendo i loro investimenti su macchinari propri: perciò hanno bisogno di imprese come
la nostra, che investono in tecnologie sempre più complesse», specifica Ruggeri.
Ma il punto è che con una presenza così ampia, anche l’andamento dei mercati va osservato
a un livello più alto: e infatti a compensare le difficoltà in Europa sono le dinamiche degli
altri continenti. «Negli Stati Uniti il reshoring produttivo accelerato dai dazi, ma già in moto
da prima, sta creando opportunità per chi come noi dispone di tecnologie molto avanzate.
Anche il Brasile ha registrato una performance significativa: dal 2019 a oggi i ricavi della
filiale sono triplicati».
Parallelamente all’espansione geografica, M.S.Ambrogio si sta preparando ad affrontare le
sfide future. «Negli ultimi sette anni – spiega Ruggeri – abbiamo investito quasi 9 milioni in It,
digitalizzando i processi e creando una piattaforma su cui sarà possibile innestare strumenti
di intelligenza artificiale. È un mercato che, in termini di applicazioni industriali deve ancora
evolvere: noi però siamo pronti». Lo scopo è quello di «imprimere una forte accelerazione al
processo decisionale: non sostituirà l’umano ma, in un contesto competitivo globale che
premia la reattività, ci permetterà di ridurre i tempi di risposta». «La ricchezza più grande
della mia azienda non è la tecnologia – precisa il presidente –, ma le persone: con quelle
giuste si può arrivare anche sulla luna». In fondo è poi dalle persone che dipendono i
risultati, che per M.S.Ambrogio hanno visto dal 2018 al 2025 i ricavi salire da 225,3 milioni a
359 milioni, l’Ebitda passare da 30,8 milioni (il 13,5% del fatturato) a circa 40 milioni (intorno
all’11%) e l’utile attestarsi tra i 13,7 milioni del 2018 e i 12,1 milioni del 2024. L’obiettivo per il
2026? «Superarci».