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Le scarpe gioiello di René Caovilla alla conquista di Nuova Delhi. E nel ’25 accelera l’e-commerce

Mentre la Cina continua a rallentare, l’azienda che ha “calzato” Nancy Reagan e Lady D punta sul
mercato del lusso indiano, in espansione. E affronta il calo del comparto puntando su artigianalità e
personalizzazione
Da Nancy Reagan a Lady D, da Madonna a Rihanna. Per oltre 80 anni, le scarpe “made in
Stra” (VE) hanno calcato palchi e red carpet di tutto il mondo, portando con sé un’idea di
lusso che unisce glamour internazionale e radici artigianali. Una tradizione fatta di cura
maniacale del dettaglio, le cui origini affondano nella storia settecentesca della Riviera del
Brenta, uno dei distretti calzaturieri più importanti d’Italia. «D’estate i nobili veneziani si
trasferivano qui con tutta la loro corte, portando con sé tutti i propri artigiani. Sono stati
proprio loro a trasmettere capacità e conoscenze agli abitanti della zona», racconta il
Cavaliere René Fernando Caovilla, che nel 1955 ha raccolto il testimone del padre Edoardo
trasformando il marchio di famiglia in una stella polare del lusso made in Italy.
Quella veneziana rimane un’eredità preziosissima, che continua a ispirare anche alcune
creazioni della maison: «La calzatura chiamata “Veneziana”, per esempio, deriva dai ricami
del Settecento, una specialità del territorio. Un’arte che è stata tramandata di generazione in
generazione fino ad arrivare ai giorni nostri. E noi abbiamo potuto contare su artigiani
eccellenti per creare ricami sulle tomaie di alcuni nostri modelli». Ma attingere a una storia
così ricca non significa restare ancorati al passato. «Nel nostro processo creativo c’è molta
spontaneità. Se mi capita di andare a Piazza San Marco a Venezia e mi colpisce il pavimento,
un mosaico meraviglioso, da lì nasce una calzatura. È semplice a dirsi, ma servono tanta
passione e sensibilità per trasformare l’ispirazione in un prodotto», racconta il Cavalier
Caovilla.
Visionario e curioso, ha sempre guardato al futuro senza disdegnare la tecnologia: «Abbiamo
resistito nel tempo per due motivi fondamentali: la capacità di restare aperti al nuovo e
quella di integrare la tecnologia nel nostro lavoro. Se non l’avessimo fatto, se non fossimo
cioè riusciti a portare la tecnologia fino all’arte, sarebbe stato impossibile trasformare un
marchio di calzature in un brand internazionale». Nella sede storica di Fiesso d’Artico – tra
laser di ultima generazione e gesti tramandati da maestri artigiani –, l’esperienza accumulata
dal 1934 si trasmette alle nuove generazioni, in un percorso fatto di decine di passaggi e
lavorazioni minuziose che portano alla nascita dei celebri sandali dalle suole ornate con la
«polvere di stelle», cristalli e gioielli che riflettono la luce a ogni passo. Un modello che si
fonda sull’identità più autentica del made in Italy: «I valori fondamentali sono la creatività e
il saper fare. Le aziende italiane del lusso sono riconosciute nel mondo proprio per questa
combinazione unica». René Caovilla li declina nelle tre anime del brand: bridal, evening e red
carpet. E se il segmento matrimoni resta solido, evolvendo verso una crescente
personalizzazione e versatilità, sera e red carpet continuano a imporsi come vetrine chiave
del marchio.
Anche l’eccellenza, tuttavia, non è immune ai mutamenti del contesto globale. Negli ultimi
anni il lusso ha vissuto una fase di rallentamento strutturale, che ha imposto a tutti i player
una riflessione sulle strategie. Tra il 2018 e il 2024, il fatturato è passato da 26,6 a 39,3 milioni,
con un Cagr del 6,7% e un Ebitda salito da 2,6 milioni (9,7% dei ricavi) a 7,8 milioni (19,7%).
L’Ebitda medio sulle annualità 2022-2023-2024 si è attestato al 18,3%, mentre il rapporto
Pfn/Ebitda medio sullo stesso periodo è risultato pari a -2,24. In parallelo, l’utile è cresciuto
da 1,3 a 5,1 milioni. Nel 2024 il difficile momento del mondo del lusso ha comportato una
riduzione dei volumi (e del fatturato, passato da 54,7 a 39,3 milioni, con un calo del 28,2%)
rispetto all’annata record del 2023, con un impatto particolare riconducibile alla frenata dei
consumi in Cina che, tuttavia, non ha compromesso la solidità del gruppo.
Nel frattempo, René Caovilla ha continuato a lavorare sull’evoluzione del modello di business
e sulla spinta dei canali digitali: «Nel 2025 abbiamo registrato una crescita del +23% nel
business e-commerce, che comprende attività a livello globale. Questo risultato testimonia il
rafforzamento della brand awareness nel mondo». Per il 2026, le previsioni indicano
un’ulteriore espansione del business, sostenuta dal lancio di nuovi prodotti e dal
consolidamento nei mercati chiave, all’interno di una strategia che punta a crescere senza
compromettere la qualità né il posizionamento del marchio nel segmento del lusso.
Anche la geografia dei mercati, però, sta cambiando. Quelli tradizionalmente più rilevanti
per il brand restano Medio Oriente, Europa e Stati Uniti, mentre in Cina permangono segnali
di stagnazione della domanda. Ma l’azienda sta ottenendo buoni risultati in India, dove è
prevista a breve l’apertura di una boutique a Nuova Delhi. «Stiamo anche valutando
l’opportunità di estendere la distribuzione anche ad altre importanti città indiane», spiega il
Cavalier Caovilla, che non nasconde un più ampio interesse per i mercati del Sud Est asiatico.
E se sul piano industriale e commerciale la parola chiave è equilibrio, sul terreno creativo il
2026 si annuncia come un anno di investimenti in identità e innovazione di prodotto.
«Presenteremo numerose novità, ma sono particolarmente orgoglioso della
reinterpretazione dell’iconico sandalo Cleo, caratterizzato dal serpente che si avvolge
intorno alla caviglia». Nella nuova versione, l’animale assume un movimento ancora più
sinuoso, quasi prendesse vita, in un modello battezzato “Onda sandal” e impreziosito da
cristalli tono su tono o a contrasto.
L’azienda
“Da oltre 80 anni le scarpe di René Caovilla calcano palchi e tappeti rossi di tutto il
mondo, unendo artigianalità italiana e lusso internazionale. Nonostante il 2024 abbia
segnato una frenata – tra rallentamento del comparto e tonfo della domanda cinese –, il
brand ha continuato a investire in una strategia omnicanale. E oggi, con una boutique in
arrivo a Nuova Delhi e una crescita del 23% dell’e-commerce, guarda al 2026 come a un
anno «in cui tradizione e innovazione procederanno insieme, contribuendo a creare nuove
opportunità di sviluppo».”
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