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La parola d’ordine delle Champions: «Guidare la trasformazione»

Osare, la parola d'ordine delle Champions. Modello da imitare

Non sono un’eccezione ma un modello a cui tendere. Sono le mille aziende presentate alla nona edizione della classifica Champions che mette in evidenza le migliori aziende italiane. Nella cornice di Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana a Milano, l’appuntamento “Italia genera futuro”, promosso da ItalyPost insieme a L’Economia del Corriere della Sera, è stata l’occasione ieri per illustrare il ranking delle Imprese Champions 2026, selezionate dal Centro studi ItalyPost sulla base di indicatori di crescita, redditività ed equilibrio finanziario. L’iniziativa ha riportato al centro dell’attenzione il manifatturiero italiano, il secondo in Europa, che mantiene una sua vitalità anche in un contesto segnato da instabilità geopolitica, rincari energetici, segnali di inflazione e trasformazioni profonde nelle catene del valore.

La giornata ha riunito imprenditori, manager, rappresentanti della finanza e del credito, oltre a esponenti dell’informazione economica, con l’obiettivo di offrire una fotografia aggiornata dello stato di salute del sistema produttivo nazionale. Ad aprire i lavori è stato Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera; sono poi intervenuti, tra gli altri, il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, Caterina Della Torre, project leader per la parte di selezione e analisi dei bilanci de L’Economia del Corriere della Sera, e Filiberto Zovico, direttore di ItalyPost, chiamati a introdurre e contestualizzare i risultati della nuova ricerca dedicata alle mille imprese individuate.

Il confronto si è sviluppato attraverso una serie di scambi e interviste che hanno messo a confronto esperienze industriali molto diverse tra loro, ma accomunate da una capacità dimostrata di tenuta e crescita. Sul palco sono intervenuti Francesco Mutti; Lorenzo Delladio, Ad de La Sportiva; Vasiliy Piacenza, Ceo di Piacenza 1733 (storico marchio biellese di tessuti pregiati, cashmere in testa); Luca Sburlati (Pattern); Renato Bruno (Bruno Generators Group); Roberto e Simona Fiorentini, dell’omonima azienda; Dario Neri, Ceo e Chief Scientific Officer di Philogen. A completare il quadro, con interventi trasversali ai comparti rappresentati, Hugues Brasseur, Ad di Crédit Agricole Italia, e Giovanni Brianza, Ad Edison Next. Di sostegno alle imprese sul versante export hanno parlato Alessandro Terzulli, Chief Economist Sace, e Regina Corradini D’Arienzo, Ad Simest, che ha annunciato misure imminenti legate alla congiuntura bellica.

Le mille Champions oggetto dell’indagine rappresentano infatti una quota minima del totale delle società di capitale italiane ma concentrano numeri di rilievo: nel 2024 hanno generato quasi 107,7 miliardi di fatturato aggregato, con un tasso medio annuo di crescita dell’11,3% dal 2018 e una redditività media di poco superiore al 18%.

Dai dati emerge una geografia produttiva che continua a essere fortemente trainata dal Nord, in particolare dalla Lombardia, e una composizione settoriale in cui pesano soprattutto meccanica, mezzi di trasporto, alimentare e prodotti in metallo. «Il dato forse più significativo è che queste imprese non costituiscono un’eccezione isolata: sono piuttosto un osservatorio avanzato da cui leggere le tensioni, le opportunità e i limiti strutturali dell’industria italiana, a partire dalla difficoltà di reperire competenze, dalla questione dimensionale e dall’accesso alle risorse necessarie per sostenere nuovi salti di scala», ha detto Caterina Della Torre.

“La geografia produttiva
continua a essere
fortemente trainata
dalle regioni del Nord,
Lombardia in testa.
Leader la meccanica
e i mezzi di trasporto”

Il database di riferimento comprende circa 1,5 milioni di società di capitali attive in Italia: tra loro sono state selezionate quelle con fatturato compreso tra 30 e 500 milioni di euro, cioè quella fascia di imprese che rappresenta uno dei segmenti più vitali dell’economia industriale italiana. Il processo di selezione è progressivo e molto rigoroso. L’analisi è stata condotta da un team di analisti specializzati in corporate finance guidato da Caterina Della Torre, utilizzando i database Aida – Bureau van Dijk e il Registro delle imprese di Infocamere.

Le mille imprese Champions generano oltre 107 miliardi di euro di fatturato, con una crescita media annua negli ultimi anni superiore all’11%. La redditività operativa media supera il 18% di Ebitda margin, mentre il patrimonio netto aggregato raggiunge 78,5 miliardi di euro.

Sul palco hanno portato le loro testimonianze numerosi esponenti delle imprese, spesso sollecitati anche dalle domande di studenti appassionati al loro esordio in questo consesso. A rappresentare la tradizione delle imprese familiari multigenerazionali La Sportiva (1928) e Piacenza (1733), che per contrappasso sono saliti sul palco insieme a Pattern, una scommessa torinese dell’anno Duemila, oggi a pieno diritto nel mondo Champions e quotata dal 2019. Da tutte una lezione di coraggio che non può mancare soprattutto in tempi turbolenti come quelli che stiamo attraversando. Soprattutto chi ha una lunga storia alle spalle insegna che i percorsi non sono mai lineari e che capita spesso di dover «ricominciare», in condizioni difficili e quasi avverse. Ma l’importante, ha sottolineato Lorenzo Delladio de La Sportiva, è guidare non tanto la trasformazione quanto «nella trasformazione».

Lato food, interessante la testimonianza di Simona Fiorentini, leader negli snack salutari. Hanno trasformato le nostre merende e credenze con i loro spezzafame gustosi, che il mercato ha accolto a braccia aperte visto che il fatturato dal 2014 a oggi è quasi triplicato: da 57 a 146 milioni. Portfolio prodotti in continua evoluzione (attenzione al rich-in, proteico); immutabile da anni il jingle.

“Per sostenere
la crescita
i capitali liquidi
disponibili
vanno indirizzati
verso realtà
dell’economia reale”

Fin qui l’industria. Ma la finanza? Come si concilia con le necessità delle imprese? Le risposte parziali sono venute da molti interventi. Un contributo ad hoc è arrivato da Barbara Lunghi, Head of Equity Primary Markets di Borsa Italiana, che ha sottolineato la necessità di indirizzare i capitali liquidi disponibili verso realtà dell’economia reale italiana ed europea. Un fattore chiave è anche la sburocratizzazione delle procedure per lo sbarco in Borsa, cui la recente riforma del Tuf dà impulso.

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