Dall’estrusione alla verniciatura, l’azienda leccese copre tutta la filiera di finitura dei profilati. Dal2018 al 2025 è passata da 36,4 a 130 milioni di ricavi, potenziando la sua capacità produttiva (anche fuori dall’Italia).
Quando nel 2021 il mercato dell’edilizia iniziava a correre spinto dal Superbonus, molte
aziende del settore si trovavano a inseguire una domanda in rapida ascesa. Dfv, invece, stava
inaugurando un impianto di estrusione dell’alluminio che aveva cominciato a progettare
anni prima. È un dettaglio che racconta molto della strategia e del metodo con cui il gruppo
di Surano (LE) partito nel 1972 da un’officina di carpenteria metallica fondata da Pietro De
Francesco ha costruito la propria traiettoria di crescita nel mondo della finitura dei profilati:
non inseguendo il mercato, ma precedendolo.
aziende del settore si trovavano a inseguire una domanda in rapida ascesa. Dfv, invece, stava
inaugurando un impianto di estrusione dell’alluminio che aveva cominciato a progettare
anni prima. È un dettaglio che racconta molto della strategia e del metodo con cui il gruppo
di Surano (LE) partito nel 1972 da un’officina di carpenteria metallica fondata da Pietro De
Francesco ha costruito la propria traiettoria di crescita nel mondo della finitura dei profilati:
non inseguendo il mercato, ma precedendolo.
Il risultato di questo approccio è fissato dai numeri. Tra il 2018 e il 2024 il fatturato è passato
da 36,4 milioni a 125,5 milioni, l’Ebitda è cresciuto da quasi 6 milioni (il 16% dei ricavi) a 33,3
milioni (il 25,9%) e l’utile è salito da 3,4 milioni a 16,5 milioni. Il margine operativo lordo
medio in questi anni è stato del 24%: «Un dato che indica come gli investimenti messi a terra
negli anni hanno aumentato la nostra efficienza, che il mercato riconosce il valore dei nostri
servizi e che la nostra struttura finanziaria è solida», commenta il presidente Luciano De
Francesco.
Il 2025 ha confermato la direzione: «La pre-chiusura mostra un fatturato superiore ai 130
milioni e un Ebitda in linea con la media degli ultimi anni, pur scontando un lieve calo
fisiologico – aggiunge –. Non va però dimenticato che lo scorso è stato un anno tutt’altro che
semplice per l’edilizia italiana, con gli incentivi fiscali ormai esauriti e i prezzi di energia e
materie prime ancora lontani dai livelli pre-inflazione. Inoltre la performance internazionale
è stata penalizzata dall’andamento sfavorevole dei cambi».
Ma i numeri sono solo una conseguenza. A rendere possibile questa traiettoria è stata una
strategia precisa: l’integrazione verticale di tutta la filiera dell’alluminio, portata avanti per
decenni con una logica di ampliamento progressivo. «L’officina iniziale si è evoluta in De
Francesco Sistemi, specializzata nella produzione e distribuzione di sistemi per serramenti –
racconta –. Da lì è cominciato un percorso che ha portato all’integrazione della verniciatura
conto terzi, poi nel 2020 è nata la divisione Architettura con Forme e nel 2021 è arrivata
l’estrusione con Dfx». Dfv Group è oggi l’unica realtà in Italia a disporre internamente di tutte
le principali tecnologie di verniciatura e decorazione dell’alluminio: una strategia che ha
consentito all’impresa «di compiere un salto di qualità, controllare meglio i processi e andare
sul mercato con un’offerta molto più completa».
Questa completezza dell’offerta ha di certo un costo – «anni di investimenti in Ricerca e
Sviluppo» – ma anche un valore difficile da replicare, tanto che l’azienda si dice convinta di
«proseguire su questa strada, potenziando ciò che già funziona e integrando nuove
competenze». In un settore dove la frammentazione è la norma, poter garantire standard
qualitativi costanti lungo tutta la catena produttiva rappresenta un argomento commerciale
solido, tanto in Italia quanto sui mercati internazionali. Ed è anche
sull’internazionalizzazione che Dfv ha costruito la sua traiettoria.
Nel 2025 la quota estera ha rappresentato circa il 20% del fatturato consolidato, in aumento
rispetto al 2024. L’impresa conta in tutto dieci sedi operative, anche perché «nel nostro
settore la prossimità al cliente è cruciale»: per questo «l’espansione internazionale non nasce
da una logica di delocalizzazione, ma dalla volontà di sviluppare mercati ad alto potenziale».
Se negli ultimi anni Dfv ha sviluppato progetti anche in Europa, Africa e Stati Uniti, sono
Brasile e Australia che «rappresentano due aree strategiche: dinamiche, in crescita e ancora
ricche di potenziale, pur se con sfide legate alla competizione locale, ai costi logistici e alla
volatilità dei cambi».
Da giugno è diventato operativo il secondo pant in Brasile, un investimento che «raddoppia
la capacità produttiva sul territorio e conferma il ruolo centrale dell’America Latina nel
nostro percorso di sviluppo », e guardando in avanti «lavoriamo per consolidare la nostra
presenza nei Paesi in cui siamo già attivi e aprire nuove aree geografiche strategiche». E
dunque integrazione verticale e internazionalizzazione sono le due parole chiave che hanno
permesso a Dfv di realizzare quello che viene definito «un vero cambio di dimensione, più
che una semplice crescita».
«Negli anni in cui il mercato rallentava – dice –, abbiamo acquisito e rinnovato l’impianto di
verniciatura di Bari, realizzato quello di estrusione e ammodernato quelli di Lecce, Venezia e
Agrigento, aumentando così capacità produttiva, efficienza e qualità del servizio. Abbiamo
investito in innovazione tecnologica e digitalizzazione dei processi, con grande attenzione
per la sostenibilità: il fatto che siamo al nostro quinto Rapporto di Sostenibilità testimonia
come si tratti per noi di un percorso strutturale, che oltre a rispondere a un fattore etico ha
rafforzato la nostra competitività industriale, migliorando efficienza e costi».
Così, quando il mercato ha ripreso a correre, Dfv era «nella posizione ideale per intercettare
la domanda». La crescita è stata sostenuta da «una gestione finanziaria che ha permesso di
utilizzare risorse interne per la maggior parte degli investimenti». E la famiglia De Francesco
non pare voler cambiare rotta: nonostante nel 2024 Dfv abbia ottenuto il Certificato Elite
Corporate Governance da Borsa Italiana, «nel breve periodo non è prevista la quotazione»: «È
stato un passo importante sul piano della formazione manageriale e della strutturazione dei
processi. Ma la governance attuale è coerente con un modello imprenditoriale stabile e
fortemente coinvolto nella gestione».
da 36,4 milioni a 125,5 milioni, l’Ebitda è cresciuto da quasi 6 milioni (il 16% dei ricavi) a 33,3
milioni (il 25,9%) e l’utile è salito da 3,4 milioni a 16,5 milioni. Il margine operativo lordo
medio in questi anni è stato del 24%: «Un dato che indica come gli investimenti messi a terra
negli anni hanno aumentato la nostra efficienza, che il mercato riconosce il valore dei nostri
servizi e che la nostra struttura finanziaria è solida», commenta il presidente Luciano De
Francesco.
Il 2025 ha confermato la direzione: «La pre-chiusura mostra un fatturato superiore ai 130
milioni e un Ebitda in linea con la media degli ultimi anni, pur scontando un lieve calo
fisiologico – aggiunge –. Non va però dimenticato che lo scorso è stato un anno tutt’altro che
semplice per l’edilizia italiana, con gli incentivi fiscali ormai esauriti e i prezzi di energia e
materie prime ancora lontani dai livelli pre-inflazione. Inoltre la performance internazionale
è stata penalizzata dall’andamento sfavorevole dei cambi».
Ma i numeri sono solo una conseguenza. A rendere possibile questa traiettoria è stata una
strategia precisa: l’integrazione verticale di tutta la filiera dell’alluminio, portata avanti per
decenni con una logica di ampliamento progressivo. «L’officina iniziale si è evoluta in De
Francesco Sistemi, specializzata nella produzione e distribuzione di sistemi per serramenti –
racconta –. Da lì è cominciato un percorso che ha portato all’integrazione della verniciatura
conto terzi, poi nel 2020 è nata la divisione Architettura con Forme e nel 2021 è arrivata
l’estrusione con Dfx». Dfv Group è oggi l’unica realtà in Italia a disporre internamente di tutte
le principali tecnologie di verniciatura e decorazione dell’alluminio: una strategia che ha
consentito all’impresa «di compiere un salto di qualità, controllare meglio i processi e andare
sul mercato con un’offerta molto più completa».
Questa completezza dell’offerta ha di certo un costo – «anni di investimenti in Ricerca e
Sviluppo» – ma anche un valore difficile da replicare, tanto che l’azienda si dice convinta di
«proseguire su questa strada, potenziando ciò che già funziona e integrando nuove
competenze». In un settore dove la frammentazione è la norma, poter garantire standard
qualitativi costanti lungo tutta la catena produttiva rappresenta un argomento commerciale
solido, tanto in Italia quanto sui mercati internazionali. Ed è anche
sull’internazionalizzazione che Dfv ha costruito la sua traiettoria.
Nel 2025 la quota estera ha rappresentato circa il 20% del fatturato consolidato, in aumento
rispetto al 2024. L’impresa conta in tutto dieci sedi operative, anche perché «nel nostro
settore la prossimità al cliente è cruciale»: per questo «l’espansione internazionale non nasce
da una logica di delocalizzazione, ma dalla volontà di sviluppare mercati ad alto potenziale».
Se negli ultimi anni Dfv ha sviluppato progetti anche in Europa, Africa e Stati Uniti, sono
Brasile e Australia che «rappresentano due aree strategiche: dinamiche, in crescita e ancora
ricche di potenziale, pur se con sfide legate alla competizione locale, ai costi logistici e alla
volatilità dei cambi».
Da giugno è diventato operativo il secondo pant in Brasile, un investimento che «raddoppia
la capacità produttiva sul territorio e conferma il ruolo centrale dell’America Latina nel
nostro percorso di sviluppo », e guardando in avanti «lavoriamo per consolidare la nostra
presenza nei Paesi in cui siamo già attivi e aprire nuove aree geografiche strategiche». E
dunque integrazione verticale e internazionalizzazione sono le due parole chiave che hanno
permesso a Dfv di realizzare quello che viene definito «un vero cambio di dimensione, più
che una semplice crescita».
«Negli anni in cui il mercato rallentava – dice –, abbiamo acquisito e rinnovato l’impianto di
verniciatura di Bari, realizzato quello di estrusione e ammodernato quelli di Lecce, Venezia e
Agrigento, aumentando così capacità produttiva, efficienza e qualità del servizio. Abbiamo
investito in innovazione tecnologica e digitalizzazione dei processi, con grande attenzione
per la sostenibilità: il fatto che siamo al nostro quinto Rapporto di Sostenibilità testimonia
come si tratti per noi di un percorso strutturale, che oltre a rispondere a un fattore etico ha
rafforzato la nostra competitività industriale, migliorando efficienza e costi».
Così, quando il mercato ha ripreso a correre, Dfv era «nella posizione ideale per intercettare
la domanda». La crescita è stata sostenuta da «una gestione finanziaria che ha permesso di
utilizzare risorse interne per la maggior parte degli investimenti». E la famiglia De Francesco
non pare voler cambiare rotta: nonostante nel 2024 Dfv abbia ottenuto il Certificato Elite
Corporate Governance da Borsa Italiana, «nel breve periodo non è prevista la quotazione»: «È
stato un passo importante sul piano della formazione manageriale e della strutturazione dei
processi. Ma la governance attuale è coerente con un modello imprenditoriale stabile e
fortemente coinvolto nella gestione».