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Il successo di Flash Battery? Tecnologie su misura e smart. «Ma mancano gli ingegneri»

L’azienda produce accumulatori al litio per macchine e veicoli industriali. Dopo il rallentamento del
settore nel 2025, il rimbalzo è atteso già quest’anno. Il Ceo Righi: «L’obiettivo è raggiungere i 50 milioni
entro il 2028-2029»

Una quindicina di anni fa, mentre i primi utilizzatori di batterie al litio per macchine e veicoli
industriali le stavano abbandonando per problemi di affidabilità e sicurezza, due amici
stavano guardando la stessa tecnologia da un’angolazione diversa: quelle batterie pesavano
tre volte di meno e duravano tre volte di più rispetto alle alternative al piombo. Il problema
non era l’accumulatore in sé, ma la capacità di farlo funzionare. Da quell’intuizione,
maturata in un garage a Reggio Emilia, nel 2012 è nata Kaitek. Negli anni ha cambiato il suo
nome in Flash Battery ma non la sua specializzazione: la produzione di batterie al litio per
macchine e veicoli industriali.

Nel 2015 nel capitale è entrato E80 Group, multinazionale reggiana leader nell’intralogistica,
un ingresso che ha dato stabilità finanziaria e visibilità in un momento in cui Flash Battery
era ancora una start-up emergente: «Siamo cresciuti un po’ insieme – ricorda il cofondatore e
Ceo Marco Righi –. Questa operazione ci ha garantito numeri solidi su cui costruire la nostra
struttura mentre E80 poteva contare su un sistema che ha dato valore competitivo ai suoi
prodotti». L’ipotesi di crescere a propria volta per acquisizioni è stata valutata e finora
accantonata: in una nicchia dove la finanza è disposta a pagare cifre elevate, «non abbiamo
trovato tecnologie all’altezza della nostra a prezzi che giustifichino l’operazione».
Il mercato in cui opera è Flash Battery è infatti in espansione: la transizione dall’endotermico
all’elettrico in questo segmento è un processo avviato ma lontano dal dirsi concluso e anzi
soggetto agli stessi fattori che stanno decelerando l’elettrificazione in altri comparti. Il 2025
lo ha confermato: «È stato un anno di rallentamento, legato a un contesto di mercato più
prudente e a una fase di minore dinamismo in alcuni settori chiave per noi, come agricoltura
e costruzioni – commenta il Ceo –. È stato però anche un anno di passaggio, che prepara il
terreno alla prossima fase di sviluppo dell’elettrificazione».

Ma la frenata del 2025 interrompe una crescita che negli anni era stata costante. Tra il 2018 e
il 2024 i ricavi sono infatti cresciuti da 13,2 milioni a più di 33 milioni, l’Ebitda è passato da
3,1 milioni (con una marginalità del 22,6%) a quasi 6 milioni (il 17,2%) e l’utile è salito da 2,3
milioni a 3,6 milioni. La prospettiva ora è quella di un rimbalzo già nell’anno in corso: «Nel
2026 torneremo ai livelli del 2024», aggiunge Righi. Ma l’orizzonte è più ambizioso e guarda al
2028-2029: «Ci stiamo strutturando per riuscire a realizzare il doppio dei volumi attuali e
superare i 50 milioni».

A rendere competitiva Flash Battery sono, secondo il suo Ceo, almeno tre elementi: «Il primo
è la focalizzazione: fin dall’inizio abbiamo scelto di concentrarci su applicazioni industriali
definite, dove viene riconosciuto il valore aggiunto della personalizzazione che offriamo. Il
secondo è l’elettronica proprietaria: una batteria al litio non è come una al piombo, ha una
sua intelligenza interna e noi abbiamo scelto di tenere tutto questo know-how al nostro
interno, sviluppando sistemi brevettati di gestione delle batterie».

Il terzo elemento, continua Righi, sta nella «manutenzione predittiva»: «Grazie a un sistema
proprietario di controllo da remoto possiamo monitorare tutte le batterie installate presso i
clienti. Da un lato questo ci permette di fornire loro un sistema che li aiuta a ridurre i fermi
macchina e garantire alte prestazioni e dall’altro ci consente di capire il funzionamento reale
dei nostri prodotti e proporre al mercato batterie sempre migliori nel futuro». È su questa
combinazione di fattori che si regge il posizionamento rispetto alla concorrenza, sia europea
sia asiatica.

Per quanto riguarda la prima, «si tratta perlopiù di player più piccoli, con i quali continuiamo
a differenziarci anche grazie a investimenti importanti». L’ultimo è quello di 7 milioni per
una linea automatizzata di assemblaggio moduli al litio con saldatura laser. Mentre per la
concorrenza asiatica, sottolinea Righi: «Il nostro prodotto è più customizzato: curiamo il
processo dalla consulenza iniziale fino al service on site, offrendo qualcosa che la
standardizzazione di un player asiatico non può dare». È per questo che l’azienda reggiana
ha aperto una filiale negli Usa, per rafforzare la presenza locale e garantire un servizio di
assistenza tecnica sempre più vicino ai clienti.

Le celle, però, arrivano comunque dall’Asia e questa dipendenza è un elemento di gestione
non banale: «Dialoghiamo con dei colossi – afferma Righi – perciò non abbiamo troppa voce
in capitolo. Quello che possiamo fare, specie in periodi come l’attuale, è metterci al riparo sul
versante degli stock». E l’evoluzione del contesto geopolitico è una variabile importante: i
clienti di Flash Battery sono in larga parte esportatori (tanto che «sebbene l’export diretto
rappresenti il 35% del fatturato, seguendo i nostri clienti arriviamo all’80-85%») e le tensioni
internazionali hanno perciò un loro impatto.

La sfida per i prossimi anni, però, non è né tecnologica né finanziaria: è quella delle persone.
Flash Battery conta 125 dipendenti e per continuare a crescere ha bisogno soprattutto di
ingegneri elettronici. «Ogni dispositivo ormai è elettronico e purtroppo anche in questo
territorio non c’è un bacino di talenti sufficiente a soddisfare la domanda», osserva Righi. La
risposta che sta valutando è quella di esternalizzare alcune attività: «L’alternativa sarebbe di
allungare il time to market. Il nostro è un mercato che si sta ampliando: o troviamo nuove
competenze e le portiamo al nostro interno o siamo costretti a valutare altre vie per non
perdere questo treno».

L’azienda
“Nata nel 2012 da un’idea di due amici appassionati di elettronica, Flash Battery è
arrivata in pochi anni a superare i 33 milioni di ricavi. Nel 2015 ha visto l’ingresso nel
capitale di E80 Group, leader mondiale nell’intralogistica e suo cliente. Nel 2022 ha
investito 7 milioni per una linea di assemblaggio automatica con saldatura a laser.
L’azienda conta oggi 125 dipendenti: «In un mercato che si amplia o troviamo nuove
competenze o siamo costretti a valutare altre vie come l’esternalizzazione per non perdere
questo treno».”

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