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Grupporeco ai massimi storici grazie agli investimenti in Usa che compensano il calo europeo

La holding del gruppo specializzato in componenti per elettrodomestici e automotive, punta su una
struttura tripolare tra Italia, Polonia e Stati Uniti. L’80% della produzione avviene all’estero, con
presidi diretti sul territorio

Nel 2025 c’è un dato che più degli altri racconta la traiettoria recente di Novamet, holding di
Grupporeco: mentre l’Europa rallenta, Oltreoceano si accelera. «Gli Stati Uniti hanno più che
compensato le perdite dei mercati europei», spiega l’amministratore delegato Vincenzo
Locatelli, con una frase che non è solo un bilancio annuale, ma la sintesi di una
trasformazione più profonda, che riguarda il baricentro geografico del gruppo.

Novamet è la società che consolida le attività di Reco Italia e delle sue partecipate,
configurandosi come holding di un sistema industriale costruito nel tempo. Il gruppo, oggi, è
un insieme articolato di aziende attive nella componentistica per dishwashing, refrigeration
e automotive, con una specializzazione che affonda le radici negli anni Sessanta e si è evoluta
attraverso acquisizioni, integrazioni tecnologiche e sviluppo internazionale. Dai primi
ripiani in filo metallico per la refrigerazione, il perimetro si è progressivamente ampliato fino
a includere evaporatori e componentistica in alluminio, accompagnando l’evoluzione
dell’intero settore.

«All’inizio degli anni Sessanta mio padre ha ereditato l’attività ed è passato dal fare trading
alle piccole produzioni», racconta Locatelli. È il primo passaggio industriale, seguito da un
salto dimensionale negli anni Ottanta: «Il passo successivo è stato mettere il piede fuori dalla
provincia di Lecco e comprarsi un’azienda a Varese. Parliamo di un mercato che allora era
limitato all’Italia, una situazione ben diversa da quella odierna, dove oltre l’80% della
produzione viene realizzato all’estero e lì venduto».

La vera cesura, infatti, arriva con l’internazionalizzazione. Prima la Polonia, colta in anticipo
rispetto ai competitor tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, quando i grandi
clienti dell’elettrodomestico iniziavano a delocalizzare verso Est. Poi, più recentemente, gli
Stati Uniti. Una scelta che non nasce da una scommessa isolata, ma da un riflesso quasi
automatico: seguire i clienti lungo le loro catene produttive: «Ogni volta che un cliente si
trasferisce o identifica un fabbisogno locale noi siamo pronti a seguirne le esigenze,
ovviamente con un approccio attento sugli investimenti». È una logica che oggi si traduce in
una struttura tripolare: Italia, Polonia e Stati Uniti, con una distribuzione del fatturato che
parla chiaro: circa il 20% nel nostro Paese, il 50% in Polonia e il 30% negli States. Una scelta
organizzativa che riduce il peso dell’export tradizionale e rafforza la presenza locale. In
questo assetto, ogni plant diventa un presidio diretto del mercato locale di riferimento, più
che una semplice unità produttiva.

I risultati finanziari confermano la solidità del percorso intrapreso. Dal 2018 al 2024 i ricavi
consolidati di Grupporeco (Novamet) sono passati da 90,3 a 131,1 milioni di euro, con un
tasso annuo composto (Cagr) pari al 6,4%. Nel medesimo periodo, l’Ebitda è aumentato da
21,3 milioni a 39,1 milioni di euro, accompagnato da un miglioramento della marginalità
operativa, salita dal 22,7% al 28,1%. Parallelamente, l’utile netto ha mostrato una dinamica
altrettanto positiva, più che raddoppiando da 13,3 milioni a 27 milioni di euro.

Su questo fronte, il 2025 ha rappresentato un punto di svolta, con il miglior risultato di
sempre in termini di vendite: «Il fatturato complessivo ha sfiorato i 150 milioni, grazie al
quasi pieno dispiegamento del progetto statunitense, dove abbiamo raggiunto i 48 milioni di
dollari». Ma il dato più rilevante è il confronto con l’Europa: «Dopo la crisi ucraina, i mercati
europei dell’elettrodomestico e dell’automotive sono stati segnati da cali importanti». In
questo scenario, è stata la spinta americana a riequilibrare i conti, compensando le difficoltà
del Vecchio continente e ridisegnando, di fatto, il baricentro della crescita.

“Dalle piccole produzioni di ripiani in filo metallico per la refrigerazione fino alla
leadership nel segmento dei cesti per lavastoviglie, Grupporeco ha costruito nel tempo un
sistema industriale articolato, allargando il perimetro fino a evaporatori e
componentistica in alluminio. La vera svolta arriva con l’internazionalizzazione: prima la
Polonia, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, poi gli Usa. Un’espansione
guidata da una logica precisa: seguire i clienti lungo le loro catene produttive”

Questa dimensione internazionale si innesta su una struttura industriale integrata, che
comprende realtà locali nei singoli Paesi come Remsa Italia, Reco Polska e Reco US, facenti
capo a Reco Italia, la holding industriale del Gruppo. Alla base resta un posizionamento
chiaro: essere partner tecnologico, non semplice fornitore. Il lavoro di co-sviluppo con i
clienti, l’integrazione dei processi produttivi e l’attenzione all’innovazione — anche
attraverso l’Automation Center di Costa Masnaga — rappresentano gli elementi distintivi di
un gruppo che ha costruito la propria leadership europea, in particolare nel segmento dei
cesti per lavastoviglie, ove la leadership è globale.

Se il 2025 ha premiato questa impostazione, il 2026 si apre però con molte incognite.
Locatelli le sintetizza con una battuta: «Ho visto una vignetta estremamente azzeccata che
recitava Ebitda = Earnings Before Iran Tariffs and Donald Announcements». Dietro l’ironia,
c’è un cambio di fase: «Ci sono grandi stravolgimenti e ovviamente non tutti siamo impattati
nello stesso modo», aggiunge. «Qualcuno sta già accusando il colpo, prima o poi lo
accuseremo tutti».

La conseguenza è una crescente complessità nelle dinamiche di mercato. «Si inizia una
nuova fase particolarmente difficile nelle trattative, sia a monte che a valle», conclude
Locatelli, indicando una pressione che si distribuisce lungo tutta la filiera. In questo
contesto, la presenza internazionale e la prossimità ai clienti restano un vantaggio
competitivo, ma non bastano a neutralizzare le variabili geopolitiche. Ed è su questo terreno
che si misurerà la capacità del gruppo di consolidare i risultati raggiunti senza perdere
flessibilità strategica.

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