
Un “cavillo burocratico” si potrebbe dire. È quello che non ha permesso a Gruppo Desa di traguardare i 500 milioni di ricavi nel 2025. Ma per la società di Seregno (MB) la conquista è rimandata di solo un anno. «C’è stata una modifica fiscale nella struttura dei bilanci che, di fatto, ha ‘fermato’ il nostro fatturato di poco sotto al mezzo miliardo a beneficio però dell’Ebitda, il cui peso percentuale è aumentato», racconta sorridendo Marco Sala. Se il nome dell’azienda di cui è vicepresidente potrebbe non dire molto, valga quello di alcuni dei suoi prodotti: Chanteclair, Spuma di Sciampagna e Quasar. Ma al di là della soddisfazione per il 2025, ciò che Sala sottolinea è che si tratta del frutto di una «crescita che si pone obiettivi organici, costanti e realizzabili».
Un modus operandi che il vicepresidente considera insito nella storia del gruppo: «Siamo nati nel 1908 grazie alla famiglia Silva, che ancora oggi rappresenta la compagine azionaria maggioritaria e gestisce direttamente l’azienda. In seguito si sono aggiunte le famiglie Sala e Malagoli. Nel 2023 abbiamo aperto il capitale ad Azzurra Capital, entrato con una quota del 30% e senza leva: ci sta aiutando a darci una cultura più manageriale, ma rimaniamo un’azienda familiare, abituata a reinvestire gli utili e a muoversi a passi misurati, evitando le accelerazioni».
Nella storia di Desa il primo momento di svolta è arrivato negli anni Ottanta, quando da produttori per lo più in conto terzi, «abbiamo iniziato ad acquisire brand che oggi definiscono la nostra identità». E, non nasconde Sala, «teniamo aperti gli occhi su nuove opportunità». Ma l’obiettivo è in primis un altro: «Ascoltare le esigenze del mercato e dare delle risposte. Meglio ancora: dobbiamo anticiparne i bisogni». È per questa ragione che, per esempio, il gruppo sta lavorando sulla sostenibilità, «un tema che si intreccia con quello dei consumi energetici domestici, sempre più al centro delle scelte di acquisto delle famiglie».
E se «il Green Deal ci ha dato una spinta nel preparaci», per Desa si tratta nel concreto di «realizzare prodotti che permettano una riduzione dei dosaggi, magari tramite una semplificazione delle formulazioni». Ecco che emerge un altro tema: quello dell’R&D. «Ogni anno investiamo il 2-3% del fatturato – spiega Sala – e dialoghiamo con costanza con i fornitori. Lavoriamo per esempio con i produttori di enzimi per trovare quelli più efficaci da inserire nelle nostre formulazioni». L’R&D è uno dei tanti reparti che il gruppo di Seregno ha mantenuto internamente, facendo della verticalizzazione uno dei suoi punti di forza.
«Abbiamo un presidio completo. L’80% dei flaconi che utilizziamo è prodotto da noi, controlliamo la realizzazione di alcune materie prime e gestiamo direttamente la logistica: con queste sinergie presidiamo tutti i processi, dall’ideazione alla distribuzione, e realizziamo economie di scala utili a rimanere competitivi». Anche per questo Gruppo Desa è riuscito a mantenersi saldamente nel nostro Paese: «Il nostro headquarter è a Seregno e abbiamo stabilimenti a Caravaggio, Fara Olivana con Sola e a Sant’Agata Bolognese», precisa con orgoglio Sala.
Questo radicamento convive con il presidio dei mercati esteri, nonostante «prodotti che non rappresentano il saper fare italiano della moda, del lusso o la tradizione agroalimentare che, da soli, valgono come un marchio di garanzia per l’export». Quest’ultimo vale il 25% del fatturato, con una forte concentrazione su Pechino: il 60% delle vendite estere è infatti diretto in Cina. «Tra i mercati di maggior sviluppo c’è l’Est Europa (Polonia, Ungheria e Albania) e siamo già leader in Romania. La nostra esperienza in Cina ci dice che anche Corea del Sud e Indonesia possono essere interessanti e vogliamo approcciare gli Usa, dove valutiamo lo sviluppo dell’online». Un mercato, quello a stelle e strisce, «molto complicato, fatto di colossi e distributori che mettono barriere all’entrata».
La chiave per Gruppo Desa? «Avere un prodotto distintivo, con un livello di qualità costante e riconosciuto dal consumatore», sintetizza Sala, citando soprattutto Chanteclair. Vale anche per gli Usa: «Dovremo far cogliere la sua novità e la sua qualità intrinseca per conquistare il mercato: e l’apripista sarà sempre il nostro sgrassatore». Anche in questo caso l’azienda di Seregno non vuole seguire logiche di espansione massiva: «Il metodo è sempre lo stesso: cominciamo con un distributore che conosce bene il mercato, poi passiamo a un’esclusiva e solo in un secondo momento valutiamo se creare una struttura diretta».
I risultati di questa strategia di internazionalizzazione e posizionamento parlano da soli. Nel 2018 il fatturato era di 261,9 milioni ed è salito ai 459,7 milioni del 2024, con un Cagr del 9,4% e un Ebitda che è complessivamente passato da 34,8 milioni (il 13,1% dei ricavi) a 117,7 milioni (il 25,3% dei ricavi). In parallelo l’utile è cresciuto da 16,5 milioni a 70,3 milioni. Dopo aver sfiorato i 500 milioni lo scorso anno, «nel 2026 dovremmo attestarci tra i 520 e i 530 milioni e un Ebitda margin in linea con gli ultimi anni». Gli investimenti messi a terra vanno in questa direzione, seguendo la logica dei passi progressivi: «Abbiamo destinato 30 milioni al polo di Sant’Agata, che diventerà il nostro centro logistico principale e vedrà potenziata la capacità produttiva. A Seregno sono previsti circa 6 milioni per concentrare e potenziare i laboratori di R&D, anche con strumenti di intelligenza artificiale per la formulazione e la gestione della complessità regolatoria».
“L’azienda
Attivo dal 1908, il Gruppo Desa di Seregno (MB) produce detergenti per la casa con marchi come Chanteclair, Spuma di Sciampagna e Quasar. A controllo familiare, nel 2023 ha aperto il capitale «ad Azzurra Capital, entrato con una quota del 30% e senza leva». Verticalmente integrata, dalla produzione dei flaconi (per l’80% realizzata al proprio interno) alla realizzazione di alcune materie prime fino alla logistica, esporta il 25% del fatturato. Prossimo obiettivo: gli Stati Uniti, «dove valutiamo lo sviluppo dell’online».”