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Ecopack, il presidio locale per i grandi player del food sbarcherà in un nuovo mercato

Ecopack, il presidio locale per i grandi player del food sbarcherà in nuovo mercato

«Siamo nati dal commercio, abbiamo seguito la strada dell’industrializzazione negli anni Ottanta e poi siamo andati anche in altri posti nel mondo. E il 2026 segnerà un’altra tappa dell’internazionalizzazione per noi, con l’apertura di un nuovo mercato». Così Annalisa Ferri, amministratrice delegata di Ecopack, parla dell’azienda torinese diventata leader di una nicchia del settore del packaging alimentare: quello della progettazione e dello sviluppo di stampi in carta per la cottura industriale.

Una storia che inizia nel 1939 quando Salvatore Ferri arriva dalla Romagna a Torino. «Mio nonno – racconta Annalisa Ferri – era soprattutto un commerciante. Inizia a lavorare comprando e rivendendo i prodotti antesignani del food packaging per le pasticcerie. Il salto però si ha con l’entrata in azienda di mio papà: laureato in economia, ingegnere mancato, una grande inventiva, comincia a produrre gli articoli che mio nonno comprava da terzi».

Arriva prima un capannone nel quartiere di San Salvario a Torino, poi lo spostamento a Moncalieri, fino agli anni Ottanta, quando si può collocare la vera nascita industriale dell’azienda, che diventa, nel 1988, Ecopack. Gli anni successivi segnano l’arrivo di clienti importanti, come Barilla, Ferrero, Bauli, Maina e poi l’apertura ai mercati internazionali con una crescita sempre più importante dell’export, che rappresenta oggi il 70% del fatturato.

«Dopo l’ingresso anche di mio fratello in azienda abbiamo aperto la prima fabbrica in Canada, di fatto uno stabilimento a servizio della Ferrero, praticamente un dipartimento di produzione dislocato vicino al cliente. Il nostro prodotto è un ingrediente della linea di produzione e vince quando è fabbricato abbastanza vicino all’utilizzatore». Dopo il Canada, arrivano siti in Russia, India, Brasile e Tunisia. Ai quali nel 2026 si aggiungerà un nuovo mercato, al momento top secret. Attualmente in Italia, dove è presente un unico stabilimento a Piobesi, nel torinese, Ecopack ha quasi 170 dipendenti a cui se ne aggiungono altri 500 nel resto del globo.

Un’apertura al mondo che non può non risentire fortemente delle congiunture internazionali e degli improvvisi cambiamenti che queste determinano. «È praticamente da sei anni che viviamo questa situazione. Eppure per noi questo periodo è coinciso con un raddoppio dei risultati: nel 2020 realizzavamo 30 milioni di euro di ricavi a livello di gruppo, quest’anno arriveremo a 75 milioni. È stato un periodo molto sfidante dal punto di vista del business: non sono mancate le difficoltà, dal reperimento delle materie prime alla gestione della logistica. Tra gli aspetti che ci hanno impattato maggiormente ci sono le oscillazioni del costo della materia prima che, dal 2020 a oggi, ha subito impennate del 30-40%».

Guardando agli ultimi sette bilanci depositati dalla società, i risultati economici parlano di un fatturato consolidato che nel 2018 era di 35,3 milioni ed è salito ai 67 milioni del 2024, con un Cagr dell’11,28% e un Ebitda che è complessivamente passato da 4,3 milioni (con un peso sui ricavi dell’11,8%) a 9,2 milioni (il 13,5%). In parallelo l’utile è cresciuto da circa 79 mila euro a 1,6 milioni.

Una crescita che ha portato l’azienda torinese a diventare il numero due del settore in Italia: «C’è un numero uno, che è molto più grande di noi ed è cresciuto per acquisizioni. Non abbiamo mai acquisito nessuno: siamo sempre cresciuti organicamente anche grazie all’utilizzo di macchinari di livello e pensiamo di andare avanti così». Attrezzature tecniche che in buona parte vengono autoprodotte: «Operando in una nicchia del packaging spesso non troviamo i macchinari che servono ai nostri obiettivi di produzione. Per questo c’è un’azienda dentro l’azienda, che costruisce le macchine dedicate alla fabbricazione dei nostri stessi prodotti».

L’esercizio appena trascorso per l’amministratrice delegata si è rivelato «un anno buono, anche se forse le aspettative iniziali erano più ambiziose. Siamo comunque cresciuti del 7-8%, con ricavi per circa 71 milioni e un Ebitda intorno al 15%». E poi sono stati fatti forti investimenti, circa 12 milioni, soprattutto in macchinari: un passo necessario in vista della traiettoria che l’azienda si è data con un Piano Quinquennale, che stima per il 2029 ricavi per 100 milioni.

Tra gli obiettivi, nell’ottica di un impegno per la sostenibilità, l’individuazione di materiali più green che possano in particolare sostituire alcune applicazioni della plastica utilizzate in produzione e che consentano la corretta filiera di raccolta dei rifiuti. «Stiamo cercando di creare un futuro per la nostra azienda che vada oltre la linea di prodotti che facciamo. Attualmente stiamo lavorando su un materiale che sappiamo essere riciclabile con la carta e che, quindi, potrebbe essere inserito in una filiera certa. Per il 2026 mi piacerebbe arrivare – confida Annalisa Ferri – alla prototipazione di questa soluzione».

Sempre per il nuovo anno, l’obiettivo è di chiudere con ricavi per 77 milioni e una crescita del 12%. «La strategia che intendiamo percorrere ci è ben presente. E ci piace pensare di raggiungere questi obiettivi con la partecipazione attiva delle persone che lavorano con noi e che sono coinvolte nei diversi progetti ricevendo riconoscimenti con un meccanismo di bonus. Fare risultati – conclude Annalisa Ferri – vuol dire immaginarli, certificarli e farli seguire da un piano di azione, che coinvolga più persone possibili».

“L’azienda torinese, fondata nel 1939, è diventata il secondo produttore italiano nella progettazione e nello sviluppo di stampi in carta per cottura industriale. A controllo familiare, è cresciuta «organicamente, anche grazie all’utilizzo di macchinari di livello» in parte autoprodotti e ha superato i 70 milioni di fatturato nel 2025. Con il suo Piano Quinquennale, punta a raggiungere il traguardo dei 100 milioni nel 2029. L’export vale il 70% dei ricavi e può contare su stabilimenti in Canada, Russia, India, Brasile e Tunisia.”

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