L’azienda opera nella gestione dei rifiuti e nell’igiene ambientale, è attiva in più di 300 Comuni e gestisce una rete di 50 piattaforme e impianti. Ha vinto un appalto del valore di quasi 90 milioni a Catanzaro
A Catanzaro, da maggio, si consuma un piccolo giallo amministrativo che dice qualcosa di più ampio sulle ambizioni di Econord. L’azienda di Varese, in cordata con la calabrese Ecoross, si è aggiudicata l’appalto quinquennale per la raccolta e il trasporto dei rifiuti urbani del capoluogo, un contratto da 89,6 milioni. Le tre offerte in gara, tra cui quella della società uscente Sieco, si erano racchiuse in appena 1,2 punti di distanza. Quest’ultima ha comunque impugnato l’assegnazione davanti al Tar e il Comune, in attesa della sentenza, ha dovuto prorogare il vecchio affidamento fino a settembre. Al di là dell’esito, il caso fotografa un movimento che riguarda l’intero gruppo lombardo: un’azienda nata come operatore di discariche nell’hinterland varesino che negli ultimi anni ha iniziato a misurarsi con territori sempre più lontani dalla propria base storica.
Econord viene infatti fondata a Varese nel 1983, quando il settore dei rifiuti in Italia era ancora quasi interamente appannaggio delle municipalizzate. Le prime attività riguardano la progettazione e la gestione di discariche controllate e stazioni di trasferimento. Negli anni Novanta si aggiunge il fronte dei servizi di igiene urbana, che diventerà via via la componente più consistente del fatturato. Ai vertici dell’azienda si è alternata nel tempo la famiglia Milanese, con Claudio Milanese a lungo amministratore delegato: oggi la presidenza del consiglio di amministrazione è affidata a Mattia Casarotti, le deleghe operative sono ripartite tra gli amministratori delegati Stefano Garbarini e Francesco De Stefano, mentre Chiara Milanese siede come vicepresidente e lo stesso Claudio Milanese segue oggi le partecipate e lo sviluppo del gruppo.
Oggi il gruppo opera in circa 330 Comuni, concentrati soprattutto nelle province di Varese, Como, Milano e Lecco, servendo una popolazione che nei mesi estivi arriva a quasi 1,8 milioni di residenti, con un parco mezzi che conta più di mille veicoli. Accanto alla raccolta, Econord gestisce una rete di una cinquantina tra piattaforme e impianti: centri di selezione e recupero, linee per la valorizzazione della plastica, impianti di compostaggio e di produzione di combustibile solido secondario, oltre a discariche e centrali elettriche alimentate a biogas, tra cui quella di Gorla Maggiore, descritta dall’azienda come la più grande del genere in Lombardia. È proprio sul fronte impiantistico che negli ultimi mesi sono arrivati alcuni riconoscimenti significativi, come l’aggiudicazione del lotto per il trattamento della frazione organica nella gara della Città metropolitana di Milano per il Comune di Paderno Dugnano, chiusa a inizio di quest’anno.
La proiezione fuori dai confini lombardi non è una novità assoluta per Econord. Già nel 2014 l’azienda aveva costituito con l’umbra Gesenu la joint venture Ambiente Italia, pensata per sviluppare il settore dell’igiene urbana in Sardegna, dove il gruppo varesino aveva iniziato a muoversi qualche anno prima. «Già da un anno e mezzo avevamo individuato nella Sardegna un potenziale mercato in cui sviluppare in maniera efficace il settore della raccolta rifiuti», dichiarò all’epoca Claudio Milanese, allora amministratore delegato di Econord. L’accordo, partendo da una serie di appalti di media dimensione raccolti sull’isola negli anni precedenti, portò le due aziende ad aggiudicarsi insieme anche la gara per Cagliari, del valore di oltre 210 milioni in sette anni. Da allora la Sardegna è rimasta stabilmente tra i territori presidiati dal gruppo, accanto al nucleo storico lombardo.
La partita calabrese apre però un fronte diverso, perché porta Econord a competere in un mercato meridionale dove gli operatori locali hanno relazioni consolidate con le amministrazioni e dove le procedure di gara si intrecciano più spesso con il contenzioso amministrativo, come dimostra la vicenda catanzarese. Non è un caso isolato: la stessa gara era già stata oggetto di annullamenti e di un intervento dell’Autorità nazionale anticorruzione prima di arrivare all’assegnazione, segno di quanto sia diventato conflittuale, in alcune aree del Paese, anche un passaggio all’apparenza tecnico come l’affidamento del servizio di igiene urbana. D’altronde, il contesto in cui si muove Econord resta quello di un settore particolarmente frammentato.
Le grandi multiutility quotate come A2A, Iren o Hera, secondo i dati più recenti diffusi dagli osservatori di categoria, generano circa il 36% del valore della produzione pur servendo poco più di mille Comuni, mentre la parte restante del mercato si divide tra una costellazione di operatori piccoli e medi, mono e multiutility, spesso legati a un solo territorio e in concorrenza diretta, nelle rispettive gare locali, con gruppi come quello varesino. Su questo impianto frammentato si sta però innestando un processo di consolidamento che, tra il 2017 e il primo trimestre del 2026, ha fatto contare oltre 500 tra acquisizioni, cessioni e investimenti diretti, concentrati per la maggior parte in un numero ristretto di soggetti.
Dall’inizio di quest’anno, inoltre, è in vigore lo schema tipo di bando predisposto da Arera per gli affidamenti dei servizi di gestione integrata dei rifiuti urbani, pensato per rendere più omogenei i criteri di selezione degli operatori sul territorio nazionale. Econord arriva a questo snodo forte di anni di crescita. Dal 2018 al 2024, infatti, i ricavi consolidati dell’azienda varesotta sono saliti da 250,5 milioni a 342,4 milioni. In parallelo, l’Ebitda è passato da 30 milioni (pari a un peso dell’11,6% sul fatturato) a 35,7 milioni (il 10,2%) e l’utile è cresciuto da 11,7 milioni a oltre 20 milioni, con una posizione finanziaria netta solida, che evidenzia cassa per più di 75 milioni.
Fondata nel 1983 nell’hinterland varesino, Econord è controllata dalla famiglia Milanese e guidata dal presidente Mattia Casarotti e dagli amministratori delegati Stefano Garbarini e Francesco De Stefano. Gestisce raccolta rifiuti, discariche, impianti di selezione, compostaggio e centrali a biogas in circa 330 Comuni tra le province lombarde di Varese, Como, Milano e Lecco, oltre che in Sardegna. A livello consolidato, conta più di 2 mila dipendenti e nel 2024 ha realizzato oltre 340 milioni di ricavi.