Nel 2025 il gruppo bresciano leader nella deformazione delle lamiere è passato alla società Igi Private Equity. L’operazione punta a espandere le tecnologie per eolico e idrogeno e a rafforzare la presenza estera
Faccin Group ha costruito la propria storia dando forma a ciò che, per definizione, oppone resistenza. Lamiere spesse, profili pesanti e grandi componenti metallici entrano negli stabilimenti ancora rigidi e ne escono curvati, pronti a diventare torri eoliche, serbatoi, scafi o tubazioni. È su questa capacità che l’azienda bresciana ha trasformato una bottega meccanica in uno dei principali gruppi mondiali nelle tecnologie per la deformazione dei metalli.
Prima di imparare a piegare il metallo, l’impresa ne ha conosciuto il peso. Alla fine degli anni Sessanta Walter Faccin avvia nel Bresciano un’attività di carpenteria metallica e lavorazione di grandi forgiati, maturando proprio lì le competenze da cui sarebbe nata la futura specializzazione del gruppo. Il passaggio decisivo arriva nel 1974 con la produzione e la vendita della prima calandra, battezzata senza enfasi “Matricola 1”. Tre anni dopo nasce formalmente Faccin srl, poi diventata società per azioni, con sede a Visano e una specializzazione sempre più netta nelle calandre a tre e quattro rulli, nelle curvaprofili e nelle macchine per la produzione di fondi bombati.
Negli anni Ottanta e Novanta la crescita passa soprattutto dalla tecnologia. L’azienda introduce le curvatrici Rcmi, investe nell’automazione e integra i primi controlli Cnc nelle macchine. Una trasformazione meno visibile di un nuovo capannone, ma più profonda: la precisione diventa programmabile, i cicli si fanno ripetibili e le macchine bresciane possono competere su commesse sempre più complesse. Nei decenni successivi arrivano l’assistenza da remoto, l’integrazione dei controlli nelle reti informatiche dei clienti e la digitalizzazione del servizio post vendita.
La svolta da impresa familiare a gruppo industriale prende forma con l’ingresso di nuovi investitori. Consilium e Access Capital sostengono un percorso di espansione geografica e acquisizioni mirate. La più significativa è Boldrini, marchio con oltre un secolo di esperienza nelle presse e nelle linee per fondi bombati. A questa si aggiunge Roundo, nome storico. L’insieme dei tre marchi consente al gruppo di presidiare quasi l’intero perimetro della formatura: dalla calandratura delle lamiere alla curvatura, fino alla produzione di fondi per serbatoi e recipienti in pressione.
Oggi l’offerta comprende calandre di grande capacità, curvaprofili per travi, tubi e sezioni speciali, bordatrici, presse, sistemi di idroformatura, spianatrici e linee complete automatizzate. Le applicazioni attraversano l’industria pesante: torri eoliche onshore e offshore, oil & gas, cantieristica navale, serbatoi, silos, cisterne ferroviarie e stradali, scambiatori di calore, strutture metalliche, movimento terra, aerospazio, petrolchimica e idroelettrico. Faccin lavora spesso su impianti costruiti attorno alle esigenze del cliente, dove dimensioni, geometrie e materiali cambiano da una commessa all’altra.
La vocazione internazionale non è una novità recente. Da tempo la quota estera pesa tra l’85 e il 90% della produzione e il gruppo conta oltre 30 mila macchine installate in più di cento Paesi. Il quartier generale e il cuore produttivo restano a Visano, in provincia di Brescia, ma la presenza commerciale è ormai strutturata: una filiale negli Stati Uniti, a McKinney in Texas, una sede in Germania a Sprockhövel, riferimenti dedicati in Cina e Spagna e una rete di agenti nei principali distretti industriali del mondo. In alcuni mercati Faccin non esporta soltanto macchinari, ma anche competenze applicative difficili da trovare localmente.
La traiettoria non è stata lineare. Nel 2020 il gruppo ha affrontato un percorso di risanamento concordato con gli istituti finanziari, accompagnato da un piano di rilancio della produzione e dell’occupazione. La cura ha riportato l’azienda su una rotta di crescita e restituito credibilità industriale. Il management guidato dal 2018 dall’amministratore delegato Andrea Ceretti ha lavorato sulla selezione delle commesse, sull’efficienza operativa e sulla capacità di presentarsi ai clienti come fornitore di soluzioni complete, non come semplice costruttore di macchine utensili.
Sotto il profilo dei risultati economici, gli ultimi bilanci parlano da soli. Dal 2018 al 2024 i ricavi sono passati da 26,6 a 58 milioni di euro, con un tasso annuo composto (Cagr) del 13,8%. Nello stesso periodo l’Ebitda è salito da 445 mila a 11,1 milioni di euro, con un margine passato dall’1,6% al 18,9%. Parallelamente, l’utile netto è passato da una perdita di 15,4 milioni di euro a un utile di 5,1 milioni di euro.
Nel 2025 il gruppo ha registrato un leggero calo, con ricavi scesi a 46,1 milioni di euro (-20,5%), un Ebitda di 3,8 milioni (margine all’8,0%) e una perdita netta di 1,3 milioni di euro.
Proprio l’anno scorso, a ottobre, si è aperto un nuovo capitolo. Igi Private Equity, con Equiter come co-investitore, ha rilevato il controllo della società dalla famiglia Faccin e da Consilium, a circa un anno dalla scomparsa del fondatore Walter. L’operazione, finanziata da Deutsche Bank, Bper Banca e Banca Ifis, ha lasciato alla guida Andrea Ceretti e ha confermato l’attuale management. Il nuovo azionista punta a portare i ricavi a 100 milioni di euro in cinque anni, anche attraverso acquisizioni, concentrandosi su eolico e idrogeno.
Tra le aree di sviluppo figura anche la Cina, mercato che per anni è rimasto sostanzialmente chiuso ma che oggi mostra una crescente domanda di tecnologie ad alto valore aggiunto, creando nuove opportunità per i costruttori europei specializzati. Anche gli Stati Uniti continuano a rappresentare un mercato strategico: nonostante dazi e svalutazione del dollaro, nel 2025 il gruppo ha registrato un forte incremento degli ordini, favorito dall’assenza di produttori americani specializzati in questo segmento.
L’AZIENDA
Faccin Group nasce dalla visione di Walter Faccin, che alla fine degli anni ’60 avvia nel Bresciano un’attività di carpenteria e lavorazione di grandi forgiati. La svolta arriva nel 1974 con la “Matricola 1”, la prima calandra prodotta, e la successiva fondazione di Faccin Srl a Visano nel 1977. Tra innovazioni tecnologiche, automazione e l’integrazione di marchi storici come Boldrini e Roundo, l’azienda si è trasformata in un gruppo industriale leader mondiale nella formatura dei metalli, con oltre 30 mila macchine installate in 100 Paesi.