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Con San Vincenzo e i suoi salumi la Calabria parla globale. Da giugno la ‘nduja anche negli Usa

Con San Vincenzo e i suoi salumi la Calabria parla globale. Da giugno la ‘nduja anche negli Usa

«Già nel 50 a.C. Varrone, nominato da Giulio Cesare a capo della biblioteca di Roma, raccontava di carni tritate e insaccate nei budelli, acquistate nelle terre del Sud Italia. Non c’era ancora il peperoncino, ma c’era già l’essenza di una tradizione che nei secoli è diventata simbolo della Calabria». È un’eredità millenaria quella che oggi rivive nell’arte norcina che la famiglia Rota porta avanti da oltre un secolo con San Vincenzo Salumi, nato come un piccolo laboratorio della Sila e diventato un marchio riconosciuto in tutta Italia e all’estero.

La storia imprenditoriale parte nel 1905 con il capostipite Vincenzo, mastro salumiere, e prende una forma più simile a quella attuale nel 1977, quando Fernando Rota e la moglie Rosetta fondano ufficialmente San Vincenzo Salumi a Spezzano Piccolo, nel cuore della Sila cosentina. Da quel microscopico laboratorio, immerso in un territorio che regala aria pura ideale per la stagionatura naturale, l’azienda è cresciuta fino a diventare una delle eccellenze calabresi più note. A partire dagli anni Ottanta, il gruppo ha assistito a una progressiva espansione su mercati esteri che ne ha caratterizzato lo sviluppo fino a oggi: nel 2000 ha preso il via la produzione dei caciosalumi, prodotti brevettati che uniscono la tradizione salumiera a quella casearia, mentre nel 2004 è stato avviato il recupero della razza autoctona del Suino Nero di Calabria.

«Nel 2027 festeggeremo i nostri cinquant’anni di attività – racconta oggi l’attuale amministratore delegato Vincenzo Rota – e mi piace sottolineare che lo faremo sempre con la stessa partita Iva. Mio nonno era un macellaio, mio padre aveva provato con successo la ristorazione, producendo in proprio i salumi. Successivamente, con l’entrata di noi figli, è iniziata una fase di espansione: fiere, primi clienti internazionali negli anni Novanta e, oggi, rapporti consolidati con grandi catene». Tra queste figurano McDonald’s, Esselunga, Conad (con la linea Sapori & Dintorni), Despar, Lidl, Eurospin e Aldi.

Anche i conti sorridono. Dal 2017 al 2023 i ricavi della società sono passati da 20,2 a 38,6 milioni di euro (+91%). Nel medesimo periodo, la redditività ha mostrato un’evoluzione altrettanto positiva: l’Ebitda è cresciuto dai 2,8 milioni del 2017 (il 14% del fatturato) ai 7 milioni del 2023 (il 18,1 % del fatturato), mentre l’utile netto è aumentato da 1,3 a 4,2 milioni.

Il 2024 si è chiuso in leggero calo, con ricavi a 37,9 milioni (-1,7% rispetto al 2023), Ebitda a 6 milioni (con marginalità al 15,5%, leggermente superiore alla media dei sette anni precedenti, pari a 15,1%) e utili per 3,7 milioni (-11,9%). La disponibilità di cassa si è attestata su 22,6 milioni, con un debt/Ebitda ratio di 0,22x, indicativo di una leva finanziaria decisamente contenuta nonostante il rafforzamento degli investimenti. Il passo indietro sul fronte dei ricavi e degli utili viene interpretato dall’ad come una fisiologica fase di riassestamento dopo anni di crescita: «Siamo comunque contenti dei risultati, per ottenerli abbiamo dovuto spendere molte energie. Abbiamo perso un po’ di punti di margine, d’altronde non abbiamo la forza delle multinazionali».

“Da oltre un secolo la famiglia Rota tramanda l’arte norcina calabrese. Nel 1977 Fernando Rota e sua moglie Rosetta danno forma all’azienda a Spezzano Piccolo, trasformando un piccolo laboratorio silano in eccellenza nazionale che oggi serve grandi catene come McDonald’s ed Esselunga. Nell’arco di sette anni, gli utili sono quadruplicati. Il catalogo spazia dai salumi tradizionali ai prodotti D.o.p. calabresi fino alle specialità di suino nero. Dal 2025 la ‘nduja è importabile negli USA, segnando una nuova frontiera per l’export”

Il percorso di San Vincenzo, a ogni modo, non riguarda solo i numeri ma anche l’ampliamento e la valorizzazione del catalogo. Tre le linee principali: i salumi tradizionali, i D.o.p. di Calabria e quelli di suino nero. Nella cronostoria dell’azienda, il 2002 ha segnato una tappa storica, con il riconoscimento europeo della Denominazione di Origine Protetta (D.o.p.) per capocollo, pancetta, salsiccia e soppressata. Un riconoscimento che ha rafforzato l’identità del marchio, ma che ha anche aperto un nodo tuttora irrisolto: «Quell’anno lottammo – ricorda Rota – perché, dal punto di vista aziendale, sarebbe stato forse più adatto il marchio I.g.p., che avrebbe consentito volumi produttivi più ampi. La D.o.p. garantisce grande prestigio e tutela, ma impone anche vincoli stringenti che limitano la crescita. Per sviluppare davvero il comparto servirebbe maggiore coesione tra i produttori, come avvenuto nel caso dell’aceto balsamico, che oggi convive con successo sia in versione D.o.p. sia I.g.p.».

A confermare il valore di prodotti della tradizione calabrese è anche la recente apertura del mercato americano: dal giugno 2025, dopo anni di restrizioni sanitarie, gli Stati Uniti hanno infatti autorizzato l’importazione della ‘nduja, aprendo la strada a player come San Vincenzo Salumi. Nuove opportunità che si accompagnano a nuove sfide: l’export è possibile solo attraverso la pastorizzazione a 70 gradi del prodotto, processo che ne altera la consistenza rendendola simile a una salsa. «Abbiamo fatto delle prove, ma per motivi sanitari non possiamo ancora esportarla nella sua forma originale – spiega Rota –. È un limite, ma anche un’opportunità: se il prodotto viene reinterpretato, può raggiungere nuove fasce di consumatori».

La società conta oggi circa 100 dipendenti e guarda al futuro con una doppia ambizione: restare un’azienda familiare e al tempo stesso diventare sempre più manageriale. «Vogliamo un organigramma basato sulle competenze, non sui cognomi. L’obiettivo è garantire un passaggio generazionale senza traumi, puntando sempre sulla qualità del prodotto. Oggi il mercato guarda molto ai temi salutistici e questo per noi può essere penalizzante. Ma siamo convinti che ci sarà sempre spazio per un buon salame. Alcuni nostri articoli, come il lombo, hanno poche calorie e stiamo pensando a nuove proposte in questa direzione».

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