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Ciam, il freddo si fa design. Da bottega artigianale a leader industriale. Oggi l’export rappresenta il 60%

Con Ciam il freddo si fa design. Da bottega umbra a holding. Oggi l’export rappresenta il 60%

Nel mondo della refrigerazione commerciale, Ciam ha scelto una strada controcorrente: trattare ogni vetrina come un progetto di design. Ogni banco frigo e ogni struttura vengono concepiti prima di tutto come un elemento d’arredo, e solo in seconda battuta come una macchina. Una filosofia che affonda le radici negli anni Settanta, quando la famiglia Malizia realizzava i primi banchi alimentari per i piccoli negozi dei paesi umbri. Cinquant’anni dopo, quello stesso approccio artigianale convive con una struttura industriale di 23.000 metri quadrati, sede di un brand che gode ormai di un respiro internazionale. Dalla produzione artigianale del primo garage ai layout firmati da designer di fama, la storia di Ciam è quella di un’impresa familiare cresciuta attraverso continui salti dimensionali, senza mai perdere la vocazione alla personalizzazione totale. Un’impronta identitaria che l’ha proiettata nel mondo Ho.re.ca. premium e nei progetti contract più complessi, in Italia e all’estero.

Il cuore di questa trasformazione è lo stabilimento di Petrignano di Assisi, 23.000 metri quadrati inaugurati nel 2008–2009, a ridosso di una crisi finanziaria globale. Un contesto che non ha impedito alla seconda generazione guidata da Federico Malizia, attuale ceo, di accelerare sul modello industriale. «Ci siamo concentrati sul lavoro su commessa e sull’autosufficienza produttiva: oggi l’80–85% delle lavorazioni è interno», racconta a ItalyPost. «Non è solo una questione economica, ma di velocità e controllo nei progetti complessi».

L’integrazione verticale comprende lamiera, saldatura, verniciatura, vetro, falegnameria, quadri elettrici e frigoristeria: un ecosistema che unisce design e tecnologia per soluzioni completamente su misura. A questo si affianca un investimento continuo sulle prestazioni del freddo: impianti ventilati ad alta umidità, controllo dei flussi d’aria e utilizzo di refrigeranti naturali come l’R290 consentono di garantire stabilità termica, sicurezza alimentare e riduzione dei consumi, integrando la componente ingegneristica nel progetto estetico.

Sul fronte finanziario, dal 2018 al 2024 i ricavi sono passati da 19,6 a 31,3 milioni di euro, con un incremento complessivo di oltre il 60% in sette anni e un tasso annuo composto di crescita (Cagr) superiore all’8%. Un percorso segnato dalla flessione del 2020 legata alla pandemia, seguita però da una fase di recupero che ha riportato il fatturato stabilmente sopra quota 30 milioni. Nello stesso periodo, l’Ebitda è cresciuto da 3,1 milioni (il 15,6% del fatturato) a 5,4 milioni di euro (17%), mentre l’utile netto è più che raddoppiato, passando da 1,7 a 3,6 milioni. Dopo il rallentamento del 2020, la redditività ha mostrato una progressiva normalizzazione, raggiungendo un picco nel 2023 (con Ebitda a 7,5 milioni).

“Fondata negli anni Settanta dalla famiglia Malizia per i negozi umbri, Ciam è oggi un’azienda da 31,3 milioni di euro con stabilimento di 23.000 m² a Petrignano di Assisi. Sotto la guida del ceo Federico Malizia, ha sviluppato un modello basato su integrazione verticale (80-85% lavorazioni interne) e personalizzazione totale. Dal 2018 al 2024 i ricavi sono aumentati del 60%, con utile netto raddoppiato. L’export rappresenta oggi il 60% del fatturato, con showroom a Milano e una filiale americana a Miami”

Sul fronte patrimoniale, la società mostra una struttura complessivamente equilibrata. Nel 2024 il patrimonio netto si è attestato su 16,7 milioni di euro, mentre la posizione finanziaria netta ha evidenziato una disponibilità di cassa pari a circa 4,2 milioni, in miglioramento rispetto agli esercizi precedenti.

Nel tempo, l’identità di Ciam si è così spostata progressivamente dal semplice arredo refrigerato al concetto di «prodotto-architettura», in cui materiali pregiati, proporzione e visione del designer diventano parte integrante del valore. Il modello di business, oggi, si sviluppa su tre direttrici principali: soluzioni tailor made per pasticcerie, bar e gelaterie di alta gamma; progetti contract complessi in collaborazione con progettisti; linee modulari di vetrine e banchi refrigerati altamente configurabili.

La distribuzione è supportata da una rete commerciale con forte presenza internazionale: dal 10% di export dei primi anni Duemila si è passati all’attuale 60%. Nell’ultimo biennio l’azienda ha inoltre inaugurato uno showroom a Milano, hub europeo del design, e fondato Ciam Usa a Miami, che integra magazzino, collaudo, servizi progettuali e attività commerciali per presidiare il mercato nordamericano.

La novità più rilevante, però, è la creazione della holding Ciam Industrie, nata nel 2025 con l’obiettivo di aggregare eccellenze italiane della refrigerazione commerciale come Criocabin e CierreEsse. Un gruppo da circa 80 milioni di fatturato, 60.000 m² di stabilimenti e 470 dipendenti, che punta a costruire una piattaforma integrata di servizi e know-how. «Non vogliamo essere solo una holding finanziaria: stiamo sviluppando servizi condivisi su amministrazione, Hr, acquisti e IT, infrastrutture digitali», spiega Malizia, presidente del nuovo polo. L’obiettivo è chiaro: rafforzare la presenza internazionale e ampliare l’offerta su tutti i segmenti, dal retail alla gdo, mantenendo la centralità del design e della customizzazione.

Per quanto riguarda l’anno appena concluso, Ciam prevede di chiudere l’esercizio a circa 33,5 milioni di ricavi organici, che salgono a 35 milioni includendo una società francese acquisita e la nuova Ciam Usa. L’Ebitda stimato per il 2025 oscilla tra i 7,5 e gli 8 milioni, mentre il perimetro del giro d’affari della holding Ciam Industrie potrebbe raggiungere 70 milioni, con la possibilità di spingersi fino a 85 milioni in caso di nuove acquisizioni già allo studio. «Abbiamo due operazioni concrete e una di dimensione più grande in valutazione. Crescere per linee esterne è parte del nostro progetto industriale».

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