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Cembre oltre i 200 milioni. «Per fare di più guardiamo a Germania e Stati Uniti»

Cembre oltre i 200 milioni. «Per fare di più guardiamo a Germania e Stati Uniti»

Quando la capacità produttiva raggiunge il suo limite, un’impresa che intende crescere non ha molte alternative: può diversificare oppure può investire su sé stessa (e in modo significativo). È questa la situazione in cui si è trovata Cembre, azienda bresciana fondata nel 1969 e specializzata nella produzione di connettori elettrici e utensili per installarli, che ha messo sul piatto 42 milioni per aumentare la propria efficienza. La cifra ha permesso di realizzare due nuovi capannoni e attrezzarli con tutti i macchinari destinati a trasformare la materia prima in entrata in prodotto finito e imballato.

«Nell’ultimo biennio i connettori elettrici hanno rappresentato circa il 43-44% del totale delle nostre vendite – spiega Aldo Bottini, Vicepresidente di Cembre –: non sono solo la famiglia di prodotti per la quale Cembre è nata, ma anche quella che incide di più sul fatturato tra le nostre cinque linee di business. A lungo termine, con questo investimento saremo in grado di raddoppiare la nostra produzione». Ma investire in produzione e in efficienza, per quanto necessario, non basta.

«Per questo – afferma il Vicepresidente –oggi la nostra ambizione è aumentare la nostra quota di mercato nei connettori in particolare in due Paesi strategici come Germania e Stati Uniti: lì siamo ancora poco presenti, nonostante l’enorme potenziale di questi sbocchi commerciali. La Germania da sola vale quasi il doppio del mercato italiano, mentre gli Usa pesano quanto tutta l’Europa. E poi vorremmo aumentare la quota anche in Paesi in cui facciamo già bene, come Inghilterra, Francia e Spagna».

Per rafforzarsi Cembre sta mettendo in campo una strategia su più livelli. Da un lato un’estensione diretta della presenza commerciale: «Nel dicembre 2024 abbiamo aperto una filiale in Olanda e una in Cina. Nel bacino del Benelux operiamo da tempo, ma la presenza ci consente di consolidare la nostra posizione e rafforzare la rete diretta. Invece in Cina, fino a poco tempo fa, lavoravamo con importatori: ora vogliamo avviare un rapporto diretto con i distributori locali». Dall’altro lato, per potenziarsi rimane attiva la ricerca di operazioni straordinarie, «soprattutto in Germania e negli Stati Uniti, non tanto per aggiungere fatturato quanto per guadagnare un accesso diretto alla distribuzione».

Naturalmente le condizioni macroeconomiche influiscono. In Germania l’economia arranca, mentre negli Usa resta l’incertezza legata alle politiche commerciali della presidenza Trump. Bottini non nasconde i dubbi ma rilancia: «Nel settore dei connettori i nostri principali concorrenti americani producono in Messico o Brasile: anche loro vengono danneggiati dal ritorno dei dazi. Per quanto riguarda i nostri utensili, una parte di quel sovrapprezzo la assorbiremo, mentre l’altra sarà trasferita sul mercato. Non ci aspettiamo comunque uno scenario disastroso e, in ogni caso, resta una situazione in evoluzione».

Il punto – e il Vicepresidente lo sottolinea – è che negli ultimi anni l’economia è sempre più reattiva alle notizie e anche le Borse mondiali sono più soggette agli annunci fatti dai politici. Nonostante questo, però, il titolo di Cembre (che dal 1997 è quotata a Milano sul segmento Euronext) è cresciuto: collocato a Piazza Affari a 3,05 euro, oggi vale oltre i 60 euro. Decisamente positive anche le performance economiche dell’azienda. Tra il 2017 e il 2023 Cembre è passata da 132,6 milioni a 222,6 milioni di ricavi, con un Ebitda che è salito da 33,4 milioni (il 25,2% del fatturato) a 66,9 milioni (30,1%). In parallelo anche l’utile è complessivamente cresciuto, da 22,7 milioni a 40,8 milioni.

Il 2024 si è chiuso con ricavi per 229,7 milioni, un Ebitda di 66,4 milioni (28,9%) e un utile di 42,6 milioni. «Avremmo voluto fare meglio – commenta Bottini – ma il mercato è andato peggio del previsto. In Europa, le vendite di prodotti elettromeccanici da parte dei distributori sono calate del 3-4%. Noi al contrario abbiamo chiuso con una crescita dei ricavi del 3,2%». Il merito va a due fattori principali: l’introduzione di nuovi prodotti e una maggiore penetrazione in mercati chiave.

Per quanto riguarda il margine operativo lordo, «la riduzione è in parte legata all’aumento dei costi del personale (passati da 56,6 milioni a 61,6 milioni, ndr.). Abbiamo circa 150 venditori diretti, dipendenti dell’azienda: un modello che ci distingue, visto che la maggior parte dei nostri concorrenti si affida a rappresentanti. Per noi è un vantaggio competitivo perché ci permette di avere un rapporto diretto con il cliente e con l’utilizzatore finale, conoscere le loro esigenze e adattare meglio la nostra offerta».

Il 2025 è stato per i primi nove mesi all’insegna del segno “più”. «Al 30 settembre i ricavi sono stati pari a 179,9 milioni, con un + 5% sullo stesso periodo del 2024 e un Ebitda del 30,8%». E guardando più avanti? «In questi anni soffriamo in parte le difficoltà dell’automotive. In Inghilterra, però, uno dei fattori che ha contribuito alla nostra crescita sono i data center. E in generale ogni giorno si consumano maggiori quantità di energia elettrica: questo significa – conclude Bottini – che servono più generatori, più cavi e, soprattutto, più connettori per trasportare e distribuire questa energia. E questo, per noi, è uno scenario favorevole».

L’azienda bresciana è specializzata nella produzione di connettori elettrici e utensili per la loro installazione. Nel 2024 ha realizzato ricavi per 229,7 milioni e nei primi nove mesi del 2025 ha raggiunto i 179,9 milioni (+5% sul periodo corrispondete dell’esercizio precedente). I trend che potranno favorire lo sviluppo dell’azienda? I progetti sui data center e l’incremento dei consumi di energia elettrica che richiede «più generatori, più cavi e soprattutto più connettori per trasportarla e distribuirla»

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