
Amer Yachts ha visto la luce sulle rive di Sanremo, ma fin dagli esordi ha saputo guardare oltre l’orizzonte del Mar Ligure. Nata negli anni Novanta come marchio del cantiere nautico Permare – avviato nel 1973 da Fernando Amerio – l’azienda, in cinquant’anni di attività, è diventata un punto di riferimento internazionale, trasformando una piccola officina nautica in un brand di lusso riconosciuto in tutto il mondo. Il fondatore, meccanico e sub esperto, aveva intuito già negli anni Sessanta il potenziale della nautica da diporto italiana, costruendo nel tempo un gruppo capace di coprire l’intera filiera dei servizi, dal refit alla mediazione, con cantieri e strutture che oggi si estendono lungo la Riviera di Ponente.
Il percorso inizia proprio con Permare, fondato come centro di servizi nautici per la Liguria e la Costa Azzurra, che negli anni Novanta compie il salto verso la costruzione di yacht su misura. «Siamo passati dal fornire assistenza a maturare nel tempo un’esperienza tale da diventare costruttori», racconta Barbara Amerio, seconda generazione, oggi alla guida dell’azienda insieme al fratello Rodolfo. Da allora sono più di cento le imbarcazioni realizzate, tra cui modelli iconici come l’Amer 116’ o l’Amer Cento Quad.
Anche nei momenti più difficili, la famiglia ha saputo ribaltare le sfide in opportunità. La recessione post-2008, che paralizza gran parte del mercato nautico italiano, spinge infatti l’azienda verso una decisa apertura internazionale: «Con la crisi ci siamo allargati e siamo diventati esportatori abituali», prosegue Amerio. Oggi le vendite di nuove imbarcazioni sono quasi esclusivamente all’estero, mentre il mercato italiano si concentra sull’usato, soprattutto imbarcazioni sotto i 24 metri. La spinta globale, però, non ha mai sacrificato l’impronta sartoriale che contraddistingue il marchio: «Il cosiddetto family feeling è l’approccio che abbiamo sempre avuto con la clientela. La nostra forza è che nel Dna abbiamo una forte propensione all’artigianalità e al pezzo unico».
È proprio su questa identità che, negli anni, si è fondata la crescita dell’azienda. Nel 2024 Amer ha registrato ricavi per 65,7 milioni di euro, in aumento del 24% rispetto al 2023. L’incremento del fatturato non si è però tradotto in un analogo miglioramento della redditività: l’Ebitda si è attestato a 1,5 milioni di euro, con una marginalità del 2,3%, in calo rispetto all’anno precedente, quando si era attestato a 4,76 milioni (il 9% del fatturato), mentre l’utile netto è sceso da 2,53 milioni a 160.000 euro.
Una flessione «riconducibile alle caratteristiche del nostro settore, fortemente dipendente dai cicli produttivi», spiega la Ceo. «Tali cicli possono variare sensibilmente: si attestano mediamente intorno ai due anni per le costruzioni in vetroresina e possono estendersi fino a tre o quattro anni per la realizzazione di barche in acciaio. Questo comporta una naturale discontinuità, con l’alternarsi di periodi di incasso e fasi in cui prevalgono i costi di produzione». Nello specifico, il calo degli utili nel 2024 è dovuto «allo slittamento del passaggio di proprietà di una delle imbarcazioni, il cui valore positivo sarà contabilizzato nell’esercizio del 2025».
Guardando invece all’evoluzione dal 2018 al 2024, ricavi di Amer sono passati da 17,1 a 65,7 milioni, con un Cagr intorno al 25%. Nello stesso arco di tempo, l’Ebitda è passato da 933.000 euro (pari al 5,5% del fatturato) a 1,5 milioni (2,3%), mentre l’utile netto ha assistito a picchi significativi nel biennio 2022–2023, superando rispettivamente i 3,5 e i 2,5 milioni di euro.
“Nata negli anni Novanta dal cantiere Permare di Fernando Amerio, Amer Yachts è oggi un marchio di riferimento nella nautica di lusso. Con oltre cento imbarcazioni realizzate e yacht fino a 75 metri, l’azienda ha chiuso il 2024 con ricavi di 65,7 milioni (+24%). Quasi tutte le vendite del nuovo sono export. In arrivo un nuovo stabilimento a Pisa per costruire fino a quattro superyacht contemporaneamente. Focus sulla sostenibilità con sperimentazione del basalto, materiale riciclabile al 100%, alternativo alla vetroresina”
Nel frattempo, il settore nautico italiano mostra segnali di solidità. «Abbiamo constatato che il comparto ha ancora margini di crescita». Ciononostante, restano le solite sfide strutturali: «In Italia troviamo quasi tutto a livello produttivo, tranne elettronica e alcuni motori. Ciò che manca è la logistica: muovere grandi manufatti è dispendioso e servono strade più larghe, accessi al mare e spazi adeguati per i cantieri», conclude Amerio, sottolineando l’urgenza di scuole per formare manodopera specializzata e percorsi di studio in linea con le esigenze della filiera.
In questo senso, uno dei momenti più sfidanti per la società è stata la pandemia, quando la domanda di superyacht ha toccato picchi inattesi: il cantiere è arrivato a gestire fino a dieci imbarcazioni in allestimento simultaneo. Anche per sostenere carichi in continua crescita, Amer Yachts sta realizzando un nuovo stabilimento a Pisa, lungo il canale dei Navicelli. La struttura, interamente in metallo, sarà completata entro la primavera del 2026 e potrà ospitare fino a quattro yacht oltre i 50 metri in costruzione contemporanea. A questo investimento – un’operazione da circa 10 milioni di euro – si aggiunge il recente acquisto degli ex uffici Rai di Sanremo, trasformati nella nuova sede operativa.
Accanto all’espansione produttiva, poi, il gruppo sta facendo fronte a un’altra sfida: quella della sostenibilità. Dopo aver introdotto scafi in alluminio e soluzioni propulsive a basso impatto, il cantiere di Amer sta testando un composito innovativo: «Stiamo testando un nuovo materiale che può essere sostitutivo della vetroresina: il basalto. Insieme a delle resine riciclabili, potrebbe diventare il composito del futuro, perché è riciclabile al 100%. Le nuove barche che stiamo progettando sono in alluminio, ma stiamo sperimentando e introducendo il basalto nella coperta».