
Quattordici miliardi di parametri, un addestramento basato su sei diverse lingue europee e un vocabolario da centoventisette mila parole. Velvet, la famiglia di Large Language Model (Llm) sviluppata da Almawave — società del gruppo Almaviva — rappresenta un passo avanti non da poco nella corsa italiana all’intelligenza artificiale. I modelli proprietari dell’azienda, addestrati su dati nazionali e progettati per adattarsi facilmente ad ambiti e linguaggi settoriali, diventeranno il fiore all’occhiello della tech company romana, impegnata sul fronte del machine learning fin dalla sua fondazione. Era il 2010: all’epoca l’Ai generativa rappresentava una frontiera sperimentale, una scommessa per pochi pionieri che stavano sondando i confini di una tecnologia ancora lontana dal diventare parte integrante della nostra quotidianità. Oggi lo scenario è cambiato. Fin dagli albori, però, Almawave ha scelto di intraprendere «un percorso di crescita su varie direttrici principali», spiega la Ceo Valeria Sandei, alla guida della società fin dalla sua nascita. «Da un lato, le tecnologie del linguaggio (con varie tecniche, focalizzando non solo il testo ma anche la voce) volte a trasformare l’interazione uomo-macchina, semplificando i servizi rivolti ai cittadini, ai clienti e in genere l’uso dei sistemi digitali. Dall’altro, l’utilizzo di algoritmi avanzati per l’analisi di big data e l’estrazione di valore informativo, a supporto dei processi decisionali».
Una strategia che si è riflessa nei conti. Dal 2018 al 2024 i ricavi della compagnia sono balzati da 16 a 49 milioni, mentre l’Ebitda è passato da 5,5 a 7,8 milioni, pur accompagnato da una progressiva normalizzazione della marginalità, scesa dal 30,1% al 15,3%. Nello stesso periodo l’utile netto è aumentato da 2,2 a 8,6 milioni. Il 2024, in realtà, ha segnato una fase di rallentamento: l’esercizio si è chiuso con ricavi in flessione (-14,6% rispetto al 2023) e, dopo il picco del 2023, anche l’Ebitda ha registrato una flessione. Idem l’utile netto, pur restando su livelli nettamente superiori alla media del periodo pre-2021. La posizione finanziaria netta ha confermato una situazione di cassa netta per 3,3 milioni (seppur in riduzione rispetto al massimo di 14,6 milioni del 2021), mentre gli indici di leva sono rimasti contenuti, con un rapporto Debt/Ebitda pari a 0,29x. Il Cagr dei ricavi nel periodo 2018-2024, infine, si è attestato sul 20,5%.
Un anno sottotono dal punto di vista performativo, frutto però «di investimenti e di focalizzazione del business in un settore come quello della Ai che richiede velocità, azioni importanti e grande competenza — prosegue Sandei —. Parallelamente, abbiamo avviato nuove iniziative per accelerare la crescita anche sui mercati internazionali e consolidare la nostra presenza commerciale in settori strategici. Queste scelte comportano un impatto nel breve termine, ma sono orientate a costruire basi solide per una crescita sostenibile, differenziata e scalabile. Stiamo ponendo le fondamenta per una nuova fase di sviluppo in uno dei settori a maggior potenziale di sempre».
“Almawave, società del gruppo Almaviva guidata dalla Ceo Valeria Sandei, è attiva nell’intelligenza artificiale dal 2010, ben prima che l’Ai generativa diventasse parte integrante della nostra quotidianità. L’azienda romana si concentra su tecnologie del linguaggio, inclusa l’analisi vocale, e analisi di big data per semplificare l’interazione uomo-macchina nei servizi a cittadini e imprese. L’anno scorso è stata presentata Velvet, famiglia di modelli proprietari pensati per settori regolamentati come sanità, giustizia e finanza”
Nell’ottobre 2025 la società madre Almaviva ha annunciato un’Opa volontaria totalitaria su Almawave, finalizzata al delisting da Euronext Growth Milan. L’offerta ha riguardato le azioni non già controllate dal gruppo e ha previsto un pagamento in denaro, con l’obiettivo di riportare la società in un assetto privato più adatto alle future strategie industriali.
Ma il 2025, come anticipato, è stato soprattutto l’anno del lancio di Velvet. La famiglia di Ai made in Almawave include due modelli, entrambi addestrati sul supercomputer Leonardo del Cineca: Velvet 14B, con 14 miliardi di parametri e capacità multilingua, e Velvet 2B, da 2 miliardi di parametri, focalizzato su italiano e inglese. Pensati per imprese e pubbliche amministrazioni che operano in settori regolamentati, i due Llm pongono l’accento su riservatezza dei dati, sostenibilità e conformità normativa e sono stati sviluppati secondo i principi dell’Ai Act europeo, con un’attenzione particolare a privacy, etica e governance. Velvet è ottimizzata per essere efficiente nei consumi, utilizzabile anche su infrastrutture hardware di dimensioni ridotte, e facilmente specializzabile per diversi settori verticali come sanità, previdenza, giustizia, finanza e Pubblica amministrazione.
«Fin dalla fase iniziale — sottolinea Sandei — abbiamo adottato un approccio rigoroso alla selezione e gestione dei dati utilizzando tecniche avanzate di data lineage (il tracciamento completo e minuzioso dei dati utilizzati per il training, ndr) e addestrando algoritmi proprietari progettati appositamente per migliorare tracciabilità, qualità e affidabilità. Questo ci ha permesso di costruire modelli in grado di ridurre i rischi di distorsione e di mitigare i bias. Particolare attenzione è stata posta al tema della privacy, che consideriamo un elemento essenziale. In questo contesto, abbiamo introdotto un meccanismo innovativo a livello internazionale: il Privacy Association Editing (Pae), un algoritmo proprietario che consente di eliminare, ove necessario, le informazioni sensibili direttamente dal modello, senza dover procedere a un riaddestramento. Pensiamo che le soluzioni messe in campo possano rappresentare un valore aggiunto importante nella gestione etica e conforme dell’intelligenza artificiale»