Dopo il definitivo stop alla macellazione annunciato del 2024, il gruppo guidato da Albino Tonazzo ha registrato l’anno scorso un fatturato record. In arrivo l’ampliamento del sito di Villanova e una strategia di espansione europea
«Sempre il taglio migliore»: era il motto scelto nel 1888 dal capostipite di una famiglia di macellai padovani, i Tonazzo. Centotrentasei anni dopo, quello slogan muore ufficialmente il 31 dicembre 2024, il giorno in cui la stessa famiglia spegne il macello industriale che l’ha resa ricca. Al suo posto, dal gennaio scorso, campeggia sui cartelloni di Milano e Roma un manifesto diverso: «Nessuno nasce vegano». La differenza tra le due frasi racconta meglio di qualunque bilancio la storia di Kioene, l’azienda vegetale di Villanova di Camposampiero che oggi guida il mercato italiano delle proteine plant-based.
Il paradosso è di quelli che si raccontano da soli: una dinastia di macellai che decide, a un certo punto della propria storia, di abolire volontariamente la carne. Accade tra il 1988 e il 1989, quando Albino Tonazzo si trova a San Paolo del Brasile per l’approvvigionamento di mangimi e carne dell’azienda di famiglia. All’alba, insieme a un fornitore locale, si dirige verso i macelli fuori città. È lì che matura l’idea di un’alternativa vegetale, che condivide subito col fratello Stefano.
Non è un fulmine a ciel sereno: servono sette anni prima delle prime vendite vere, che arrivano nel 1995, dopo il debutto nel 1990 con un marchio, Bio-Ene, ribattezzato Kioene solo nel 2013. Nel 1998 arriva lo scaffale di Esselunga, primo vero varco nella grande distribuzione. Ma fino al 2012 il vegetale resta un segmento marginale, sostenuto dai profitti del business tradizionale della carne. «Con la nascita di Kioene nel 1988 abbiamo scelto di investire in un mercato allora ancora di nicchia» racconta oggi Tonazzo. «È stata una scelta coraggiosa, che negli anni abbiamo portato avanti con convinzione». Poi, dal 2012, la crescita diventa a doppia cifra ogni anno, fino alla leadership nei burger vegetali italiani, con circa il 40% di quota di mercato, raggiunta già nel primo trimestre 2017, quando il fatturato viaggia attorno ai 25 milioni.
Sul piano economico, dal 2018 al 2024 i ricavi di Kioene passano da 30,3 a 65,5 milioni, con un tasso annuo composto (Cagr) del 13,7%. Nello stesso periodo l’Ebitda sale da 9,4 a 11,7 milioni, con un margine che passa dal 30,5% al 17,6%, mentre l’utile netto scende da 5,9 a 4,4 milioni.
La decisione di chiudere per sempre il ramo carne, annunciata nel settembre 2024, non arriva per necessità contabile ma per scelta. «È stata una decisione importante, maturata nel tempo e coerente con i valori in cui crediamo: il benessere delle persone, il rispetto per gli animali e la tutela dell’ambiente» prosegue Tonazzo, oggi amministratore delegato di una società controllata al 100% dal gruppo di famiglia. «Questa evoluzione ha ridefinito profondamente il nostro posizionamento competitivo».
Il 2025, ammette l’Ad, «è stato un anno più complesso rispetto ai precedenti, in un contesto economico che ha spinto molte famiglie a una maggiore attenzione alla spesa». Il fatturato ha toccato comunque i 71 milioni, mantenendo la leadership di mercato. Il 2026 è partito invece «con segnali positivi e con una situazione finanziaria solida», al punto da giustificare l’ampliamento dello stabilimento produttivo su un’area di oltre 43 mila metri quadrati, un cantiere pensato, precisa il manager, «non solo per aumentare la capacità produttiva, ma anche per coniugare sviluppo industriale e attenzione al territorio». A sostenere l’ottimismo ci sono anche i numeri di mercato: la gastronomia vegetale chiude il 2025 con una crescita dei volumi del 6,4% nella grande distribuzione, secondo Circana.
Il capitolo più recente parla tedesco. All’inizio di quest’anno Kioene ha debuttato in Germania, un mercato della gastronomia vegetale che vale circa tre volte quello italiano, dove il consumatore vegetale è, per stessa ammissione dell’azienda, «più esigente in termini di gusto e qualità», con una scelta di posizionamento controcorrente rispetto alla concorrenza locale: «Mentre gran parte dell’offerta è orientata ai prodotti che imitano la carne, noi abbiamo scelto di valorizzare le verdure, con piatti vegetali in cui gli ingredienti sono i veri protagonisti». Il debutto avviene con Verde Amore, una gamma di cinque referenze ricche di proteine sviluppate appositamente per il mercato tedesco, dopo una fase di test a scaffale e analisi delle performance.
La produzione resta in Italia, l’export è diretto e la distribuzione parte da Edeka nel Nord e Centro-Nord del Paese, insieme a Famila e Combi nel Nord-Ovest, attraverso una filiale tedesca guidata da un general manager dedicato. Oggi l’export vale circa il 10% del fatturato della società, «il risultato della focalizzazione sul mercato domestico necessaria a costruirne e consolidarne la leadership», dice Tonazzo, ricordando che Kioene ha sempre competuto «da azienda famigliare, contro aziende internazionali e multinazionali». Oltre alla Germania e a una partnership consolidata in Spagna, dove collabora con Mercadona, l’azienda valuta altri mercati europei.
Nel frattempo, in azienda entra la quinta generazione: dal 2025 i cugini Alberto, Gioia ed Enrico Tonazzo occupano ruoli sempre più centrali, in un passaggio di testimone che chiude il cerchio aperto nell’Ottocento dal capostipite Vittorio, mandriano nei mercati di bestiame padovani.
L’azienda
La storia inizia a fine Ottocento con il capostipite Vittorio, mandriano nei mercati padovani. La vera svolta arriva però tra il 1988 e il 1989 in Brasile: di fronte ai macelli di San Paolo, l’intuizione di creare piatti senza carne. Ci vorranno sette anni per le prime vendite e il debutto su grande scala con il marchio Bio-Ene, poi ribattezzato nel 2013. Sostenuto a lungo dal business tradizionale, il settore green esplode dal 2012 con tassi di crescita a doppia cifra, fino alla conquista della leadership di settore oggi in mano ai cugini della quinta generazione