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L’isolamento che fa la differenza. Union Foam corre tra tubi e lastre. Nel 2025 ricavi oltre i 37 milioni

Nata dal recupero della gomma, la società brianzola oggi è leader negli elastomeri per il controllo di condensa, rumore e dispersioni termiche negli impianti. L’anno scorso il fatturato ha registrato un’ulteriore crescita del 9,4%

Ci sono aziende che si fanno notare per ciò che producono e altre per ciò che riescono a impedire: dispersioni di calore, condense, vibrazioni, rumori. Union Foam appartiene alla seconda categoria. I suoi materiali lavorano dietro le pareti, attorno alle tubazioni, dentro gli impianti di climatizzazione e refrigerazione, lontano dallo sguardo ma vicino a uno dei nodi più concreti dell’efficienza energetica. Da Bellusco, in Brianza, la società ha costruito una specializzazione che oggi la colloca tra i principali produttori europei di isolanti termici e acustici in gomma espansa.

L’azienda nasce nei primi anni Sessanta con la ragione sociale I.r.g., Industria Rigenerati Gomma Spa. Il mestiere iniziale è quello suggerito dal nome: recuperare cascami di gomma e trasformarli in materiali rigenerati. I.r.g. si inserisce presto nella filiera italiana, stringendo rapporti con produttori come Enichem, Bayer e Sir e con grandi utilizzatori quali Pirelli e Manuli. È un posizionamento ancora lontano dall’isolamento tecnico, ma già fondato sulla conoscenza dei materiali e dei processi.

La svolta arriva nel 1978. Nell’ambito di una diversificazione degli impianti, l’azienda è la prima in Italia ad avviare la produzione di semilavorati in gomma espansa a celle chiuse destinati all’isolamento termico e acustico degli impianti civili e industriali. È il passaggio che cambia la traiettoria societaria: dal rigenerato a un prodotto tecnico, dalla materia recuperata alla prestazione misurabile. La gomma non serve più soltanto a essere trasformata, ma a governare temperatura, umidità e rumore. Negli anni successivi Union Foam consolida questa nicchia fino a farne il proprio centro industriale, investendo nella ricerca di nuovi manufatti.

Oggi il cuore della gamma è costituito da tubi, lastre e accessori in elastomero estruso espanso. Sono prodotti impiegati negli impianti di refrigerazione, climatizzazione, riscaldamento e distribuzione dell’acqua sanitaria, ma anche in contesti come il petrolifero, il petrolchimico, il navale e il ferroviario. Il loro compito è semplice solo sulla carta: contenere le dispersioni energetiche, impedire la formazione di condensa, attenuare rumori e vibrazioni e proteggere tubazioni e componenti.

Il marchio più riconoscibile è Eurobatex, la famiglia di isolanti flessibili in gomma espansa attorno alla quale Union Foam ha costruito numerose varianti. Le versioni SC, Glastec, R, AT, AT R e HF rispondono a esigenze differenti, dalla resistenza alle alte temperature alle applicazioni solari, fino ai requisiti più avanzati in materia di prestazioni energetiche e ambientali.

A questa offerta si affianca Eurosound, gamma di lastre in tecnopolimeri ad alta densità destinata all’isolamento acustico delle componenti strutturali degli edifici. Completano il sistema adesivi, detergenti, vernici elastomeriche, rivestimenti, nastri e supporti per la posa: perché anche il materiale migliore, se installato male, rischia di diventare una promessa bucata.

Il gruppo ha esteso il proprio raggio d’azione anche oltre il prodotto. Con Uniontool, software sviluppato per aiutare progettisti e installatori a calcolare lo spessore isolante necessario nelle diverse applicazioni, la società porta una parte della propria competenza dentro la fase di progettazione. È il passaggio da semplice fornitore di semilavorati a interlocutore tecnico, capace di accompagnare la scelta del materiale e ridurre il margine d’errore negli impianti.

Per quanto riguarda i risultati sul piano economico, dal 2018 al 2024 i ricavi sono passati da 19,6 a 33,9 milioni di euro, con un tasso annuo composto (Cagr) del 9,6%. Nello stesso periodo l’Ebitda è salito da 2,1 a 7,2 milioni, con un margine passato dal 10,8% al 20,8%. Parallelamente, l’utile netto è cresciuto da 1,3 a 4,6 milioni di euro.

I numeri del 2025 evidenziano un ulteriore progresso, con ricavi pari a 37,1 milioni (+9,4%), Ebitda di 7,5 milioni e utile netto di 4,7 milioni.

Dietro a queste cifre c’è una struttura industriale di medie dimensioni, con sede legale a Milano e uno stabilimento-quartier generale a Bellusco. Una scala che consente all’azienda di presidiare una produzione specializzata senza la rigidità dei grandi conglomerati. La versatilità degli impianti è una delle leve con cui la società affronta i mercati esteri, adattando caratteristiche e formulazioni alle prescrizioni tecniche dei singoli Paesi.

La crescita internazionale passa soprattutto attraverso agenzie e distributori. In un settore nel quale l’accesso al mercato dipende tanto dalla qualità del materiale quanto dalla conformità normativa, la rete commerciale deve viaggiare insieme a certificazioni e documentazione tecnica. La Iso 9001:2015, standard internazionale che certifica l’adozione di un sistema di gestione della qualità, presidia i processi aziendali, mentre le prestazioni dei prodotti vengono verificate da enti accreditati in Italia e all’estero.

Negli ultimi anni anche la sostenibilità è entrata nel catalogo con strumenti più concreti della retorica. Union Foam ha sottoposto Eurobatex a studi di ciclo di vita e a una Dichiarazione Ambientale di Prodotto, estendendo poi il percorso alla variante Hf. L’Epd misura gli impatti ambientali lungo il ciclo di vita del materiale e consente di comunicare dati confrontabili su consumi, scarti, emissioni e utilizzo delle risorse. È una scelta industriale, prima ancora che reputazionale, soprattutto nei mercati del Nord Europa, dove la qualità ambientale documentata è sempre più spesso una condizione d’ingresso.

L’azienda
La storia parte nei primi anni Seicento a Bellusco con il nome I.r.g. (Industria Rigenerati Gomma). All’inizio il core business è il recupero dei cascami di gomma per trasformarli in materia prima rigenerata per colossi come Pirelli e Manuli. La vera svolta arriva nel 1978: l’azienda è la prima in Italia ad avviare la produzione di gomma espansa a celle chiuse per l’isolamento termico e acustico. Un cambio di rotta che trasforma la materia recuperata in un prodotto ad alta tecnologia, oggi riferimento europeo nel settore

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