Nonostante i dazi statunitensi e la guerra in Medio Oriente, l’azienda della Valsesia punta a raggiungere il mezzo miliardo nel medio periodo. Attiva nel retail e nel contract, ha di recente aperto il canale kitchen
Nel 1992, quando Umberto Gessi e il figlio Gian Luca avviano a Serravalle Sesia, in provincia di Vercelli, un piccolo laboratorio per la produzione di rubinetti, il settore in cui si affacciano è già maturo e presidiato da marchi con decenni di storia alle spalle. È perciò da una scommessa come questa che nasce Gessi, azienda che in poco più di trent’anni si è ritagliata uno spazio nel segmento del design di lusso per bagno, cucina e wellness in un distretto piemontese della rubinetteria che negli anni ha saputo farsi conoscere anche fuori dai confini nazionali.
La prima produzione risale proprio al 1992, con la collezione Griffe. Sarà però la linea Diverso, lanciata nel 1996, a consolidare la vocazione dell’azienda verso una rubinetteria pensata come oggetto di design più che come semplice componente idraulico. Nel 2004 Gessi costruisce a Serravalle Sesia un nuovo polo produttivo di quasi 59 mila metri quadrati, che tra il 2007 e il 2010 viene raddoppiato per poter rispondere in modo adeguato alla domanda crescente. Lo stabilimento sorge all’interno del Parco Gessi, un’area verde di oltre un milione di metri quadrati pensata anche in funzione della sostenibilità energetica del sito, con impianti propri e un approvvigionamento orientato alle fonti rinnovabili.
Da produttore di rubinetteria, negli anni Gessi ha ampliato il catalogo fino a comprendere ceramiche sanitarie, docce, sistemi per il benessere domestico, tessili e profumazioni d’ambiente, oltre a una linea dedicata alla cucina, canale distributivo arrivato più di recente ma che ha dimostrato una buona espansione. La crescita dell’azienda è passata attraverso altri due canali principali oltre a quello kitchen: da una parte c’è il retail, con una rete di showroom in città come Milano, Londra, Singapore e Dubai, alle quali si è aggiunta New York nel 2024, e dall’altra il contract, che porta i prodotti Gessi in progetti alberghieri e residenziali di fascia alta, tra cui alcuni resort sul Mar Rosso e negli Emirati.
Dal punto di vista dei bilanci consolidati, dal 2018 al 2024 i ricavi della holding sono cresciuti da 104,3 milioni a 276,9 milioni, mentre l’Ebitda è passato da 11,7 milioni (pari al 10,8% del fatturato) a 40,3 milioni (il 14,2%), con picchi oltre i 50 milioni (e un peso sui ricavi del 24,5%). In parallelo, l’utile netto è salito da 4,6 milioni a 23,4 milioni. Il piano industriale dell’azienda piemontese punta a un fatturato di 500 milioni nel medio periodo, attraverso tre leve in particolare: l’espansione geografica, lo sviluppo dei tre canali distributivi e l’ampliamento del portafoglio prodotti. Una posizione finanziaria netta che due anni fa registrava cassa per quasi 25 milioni lascerebbe inoltre margine per valutare operazioni straordinarie di crescita esterna, un’ambizione mai nascosta dall’azienda.
Nel tempo, Gian Luca Gessi ha assunto la carica di presidente e amministratore delegato del gruppo, ruolo che ricopre ancora oggi. Non è più solo però: ai vertici si sono negli ultimi anni affiancati anche i figli Nicolò ed Emanuele, a segnare l’ingresso della terza generazione della famiglia. Gessi è poi entrata nel 2022 nella Fondazione Altagamma e lo scorso giugno lo stesso Gian Luca Gessi è stato chiamato nel consiglio di amministrazione della Fondazione per il triennio 2026-2029.
Sul fronte industriale, a ottobre 2024 il gruppo ha acquisito a Gattinara, comune confinante con Serravalle Sesia, un’area industriale di 66 mila metri quadrati rimasta inutilizzata per oltre vent’anni. Vi sorgerà un nuovo polo produttivo e logistico, reso necessario dal fatto che il sito storico del Parco Gessi ha ormai raggiunto la piena capacità produttiva. Quest’operazione permetterà all’azienda di sviluppare una sede complementare senza allontanarsi dal territorio in cui è nata e che può vantare un distretto della rubinetteria che si estende tra le province di Vercelli e Novara.
Il nostro Paese resta infatti uno dei punti di riferimento mondiali per la rubinetteria e il valvolame di fascia alta: un comparto che vale quasi 10 miliardi, con un export che nel 2025 ha superato per la prima volta i 6 miliardi. Il settore però da alcuni anni ormai sta attraversando una fase complicata: prima, infatti, la guerra in Ucraina ha congelato il mercato russo, composto per lo più da clienti con capacità di spesa importanti. Poi, nel 2025, sono arrivati i dazi per le esportazioni negli Stati Uniti. Ora la guerra in Medio Oriente sta, tra le altre cose, rallentando la crescita immobiliare nei Paesi coinvolti nel conflitto.
Il riferimento è al Golfo, area che per l’Italia si conferma un mercato di sbocco sempre più importante: nei primi undici mesi del 2025 l’export in questa zona ha raggiunto i 18,4 miliardi, con un saldo commerciale attivo di oltre 10 miliardi. Per il comparto di valvole e rubinetteria industriale il peso dell’area è passato dall’11,3% delle vendite estere nel 2021 al 17,6% nel 2025. Alle complessità dettate dalla geopolitica si aggiunge il rincaro dell’ottone, la lega di rame e zinco con cui si producono i rubinetti, il cui prezzo al chilo è più che raddoppiato in vent’anni. La scommessa dell’azienda valsesiana resta però quella delle origini, portata ormai avanti su scala internazionale: allontanare il rubinetto dalla logica del semplice componente idraulico per avvicinarlo sempre di più a quella dell’oggetto di design.
Fondata nel 1992 a Serravalle Sesia (VC) da Umberto Gessi e dal figlio Gian Luca, oggi presidente e ad, Gessi produce rubinetteria e sistemi wellness per bagno e cucina all’interno del Parco Gessi, di oltre un milione di metri quadrati. Ammessa nel 2022 alla Fondazione Altagamma, due anni fa ha aperto il suo showroom a New York, che si è aggiunto a quelli di Milano, Londra, Singapore e Dubai. Alla fine del 2024 ha anche acquisito a Gattinara un’area di 66 mila metri quadrati per un nuovo polo produttivo e logistico.