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Costantinopoli Materials, l’ingrediente segreto è la filiera: «Le sinergie spingono l’innovazione»

L’azienda lucana produce cemento con materie prime estratte da cave di proprietà. Ha annunciato una joint venture con Kerakoll ed entro l’anno arriverà un parco eolico per coprire circa un terzo del proprio fabbisogno

Entro la fine di quest’anno dieci chilometri di cavidotto porteranno energia eolica direttamente ai forni di Costantinopoli Materials, nel loro stabilimento di Barile (PZ), in Basilicata. Un impianto da 10 megawatt su cui l’azienda produttrice di cemento e clinker ha cominciato a lavorare circa sette anni fa e che oggi si sta concretizzando. «Il bello delle aziende industriali, e soprattutto dei family business, è che quando si parte con un progetto l’orizzonte temporale non è mai breve», dice Canio Roberto Rabasco, membro del consiglio di amministrazione della Cementeria. Un approccio che vale per il parco eolico, ma che descrive anche il modo in cui l’impresa lucana ha affrontato il tema della sostenibilità, altrove spesso trattato come adempimento o come slogan comunicativo ma che qui è diventato un asse della competitività.

La storia dell’azienda parte dall’attività estrattiva avviata dal padre e dallo zio di Rabasco, poi formalizzata come cementeria negli anni Novanta: «Inizialmente vendevamo la materia prima per creare il cemento, cioè la pozzolana che coltivavamo, e poi siamo passati a trasformarla», racconta. L’integrazione verticale è stata progressiva ed è uno degli elementi tuttora differenzianti per l’impresa lucana: «Abbiamo cave di pozzolana a Barile, di argilla a Ruvo del Monte, qui vicino, e di carbonato di calcio a Minervino, nel nord della Puglia. Avere una filiera molto corta ci permette di controllare direttamente le materie prime e garantire stabilità e qualità costanti». A questo si è aggiunta negli anni una logistica interna che conta una cinquantina di camion propri: «Un’integrazione a valle che ci permette di rimanere vicini ai nostri clienti, aspetto che i grandi player faticano a replicare con la stessa agilità».

Il mercato del cemento nel nostro Paese è infatti dominato da grandi gruppi, italiani e non solo, come Buzzi, Heidelberg Materials e Colacem, accanto ai quali ci sono diversi operatori regionali. Tra questi c’è anche Costantinopoli Materials che, secondo Rabasco, può competere su terreni specifici grazie alla sua offerta e alla sua struttura di costi: «Abbiamo sempre investito in efficientamento energetico e questo ci ha permesso di offrire leganti a basse emissioni di carbonio, molto competitivi su scala macroregionale». Non solo: quando tra il 2021 e il 2023 i costi energetici sono esplosi, colpendo duramente tutto il settore, Costantinopoli Materials era già posizionata diversamente rispetto a chi non aveva fatto quegli stessi investimenti. Non per una scelta difensiva dell’ultimo momento, ma come risultato di un percorso cominciato anni prima.

«Fin dagli albori abbiamo investito in sostenibilità perché avevamo capito che ci avrebbe resi più efficienti: significa aver investito sulla qualità dei cementi, su Epd (Dichiarazioni Ambientali di Prodotto, ndr.) performanti, su processi che ci permettessero di utilizzare meno combustibile per produrre quella che è la seconda materia prima venduta al mondo dopo l’acqua». Il progetto eolico è la traduzione più tangibile di questa logica. I forni per la produzione del clinker raggiungono infatti i 1.200 gradi: il fabbisogno energetico è strutturalmente elevato e difficilmente comprimibile oltre certi livelli. Con l’impianto da 10 megawatt, destinato interamente all’autoconsumo, l’azienda punta a coprire circa un terzo del proprio fabbisogno con fonti rinnovabili: «Saremo meno esposti alla volatilità dei prezzi dell’energia – aggiunge Rabasco – e ci collegheremo dalla media all’alta tensione, con benefici in termini di qualità».

Intanto, sul fronte dei risultati economici, tra il 2018 e il 2024 i ricavi dell’azienda sono passati da 33,3 a 81,6 milioni, con un Ebitda cresciuto da 5,4 a 34,2 milioni e un utile netto passato da 1,4 a 24,4 milioni. Un salto di scala che Rabasco attribuisce a un «perfetto allineamento tra investimenti strutturali e una congiuntura di mercato»: i bonus edilizi e la spinta infrastrutturale del Pnrr hanno generato una domanda forte e Costantinopoli Materials era pronta a rispondere senza soffrire dello shock dei costi energetici. Il 2025 è stato un anno di «consolidamento» dei livelli raggiunti grazie «all’apertura di cantieri legati alle grandi opere e a una maggiore penetrazione nel mercato del Mezzogiorno». Per il 2026 le aspettative sono di cauto ottimismo: «Permangono però le difficoltà legate alla capacità di trovare manodopera specializzata in un territorio come la Basilicata che soffre lo spopolamento giovanile e quelle legate all’evoluzione del mercato degli Ets».

Ma anche su quest’ultimo punto l’impresa lucana è al lavoro almeno in tre modi. Oltre all’installazione del progetto eolico, punta anche sull’«apertura di nuove linee di prodotto»: «Di recente – spiega Rabasco – abbiamo stretto una partnership con Kerakoll, che ha dato vita a una joint venture per la realizzazione di un nuovo impianto produttivo a San Nicola di Melfi, vicino allo stabilimento Stellantis. Attraverso le capacità di Kerakoll e il nostro know-how sul cemento, questo polo svilupperà e produrrà i leganti del futuro: materiali innovativi, green e a basse emissioni di CO2». Costantinopoli Materials è inoltre socia di Xella Italia, la cui maggioranza è di recente passata a Holcim. Operazioni diverse ma con una logica simile: «Siamo sempre aperti a sinergie di filiera, che consideriamo fondamentali per accelerare l’innovazione – conclude Rabasco –. Iniziative come queste ci spingono a strutturarci internamente in modo più manageriale e a far evolvere i nostri processi. Non è un aspetto secondario: la crescita del domani deve essere sostenuta da una governance solida e trasparente».

L’azienda
Fondata a Barile (PZ) a partire dall’attività estrattiva avviata dalla famiglia Rabasco, Costantinopoli Materials è oggi un operatore integrato nella produzione di cemento nel Mezzogiorno, con cave di pozzolana, carbonato di calcio e argilla di proprietà e una logistica interna che conta circa cinquanta camion. Entro la fine dell’anno sarà operativo un parco eolico da 10 megawatt destinato interamente all’autoconsumo: «Fin dagli albori abbiamo investito in sostenibilità perché avevamo capito che ci avrebbe resi più efficienti».

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