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Condor cresce nell’edilizia con liquidità oltre metà del fatturato: «Lo sviluppo passerà dalle acquisizioni»

Da realtà commerciale a manifattura strutturata, il gruppo avellinese ha costruito negli anni una
crescita solida e poco dipendente dal debito. Con la seconda generazione alla guida, punta su
organizzazione e sviluppo industriale per affrontare una nuova fase

Da realtà commerciale a impresa manifatturiera strutturata, Condor è cresciuta nel tempo
puntando su produzione, investimenti e acquisizioni mirate. Un percorso che riflette una
traiettoria comune a molte aziende industriali italiane, ma che nel caso dell’azienda
campana si distingue per una forte solidità finanziaria e una gestione attenta delle risorse. A
ricostruire le tappe di questo sviluppo è Nunzia Petrosino, amministratrice unica e
rappresentante della seconda generazione, oggi alla guida dell’azienda in una fase di
consolidamento e nuove prospettive di crescita.

Qual è l’attività di Condor e come si è sviluppata nel tempo?
Condor è un’industria italiana attiva nella progettazione e produzione di attrezzature per
l’edilizia, in particolare sistemi di ponteggio, casseforme e strutture provvisionali utilizzate
nei cantieri, sia per l’edilizia residenziale sia per le grandi opere infrastrutturali. L’azienda
nasce oltre quarant’anni fa come realtà commerciale e si trasforma, circa un decennio dopo,
in impresa manifatturiera grazie a significativi investimenti in automazione industriale e
tecnologie produttive avanzate. Questo passaggio, avvenuto nei primi anni Novanta, ha
segnato una svolta strategica, consentendo a Condor di controllare direttamente la
produzione e di sviluppare competenze tecniche distintive. La sede produttiva principale si
trova in Alta Irpinia, in provincia di Avellino, dove l’azienda dispone di circa 100.000 metri
quadrati di superficie industriale. La scelta del territorio è legata alla disponibilità, negli anni
successivi al terremoto, di strutture produttive inutilizzate che l’azienda, senza usufruire di
benefici di Stato legati alla calamità, ha progressivamente recuperato e valorizzato.

È un settore nel quale si possono fare acquisizioni?
Per Condor le acquisizioni rappresentano una leva strategica di crescita. Nel corso degli anni
l’azienda ha già acquisito realtà concorrenti di dimensioni più contenute, operazioni che
hanno permesso non solo di ampliare la presenza sul mercato, ma soprattutto di integrare
competenze tecniche e know-how specifici. Oggi la società ha definito obiettivi più
strutturati in questo ambito e si è dotata di un advisory board composto da consulenti
esperti, con il compito di supportare l’individuazione e la realizzazione di nuove operazioni.
La crescita più significativa, nelle prospettive del management, passerà proprio attraverso
questo tipo di sviluppo esterno.

Lavorate anche con il settore pubblico?
Operiamo prevalentemente con clienti privati, ma siamo indirettamente coinvolti anche in
progetti pubblici. I nostri prodotti vengono infatti utilizzati da imprese che lavorano su
appalti pubblici, ma il rapporto commerciale diretto dell’azienda resta con operatori privati,
tipicamente imprese di costruzione o aziende del settore edilizio.

State affrontando un passaggio generazionale: quali sono le principali sfide?
Il passaggio generazionale è uno dei momenti più delicati per l’azienda. In Condor questo
processo è ormai quasi completato: la seconda generazione è pienamente operativa e il
fondatore ha lasciato autonomia decisionale ai successori. Questo ha comportato
un’evoluzione nella gestione, in particolare sul fronte dell’organizzazione e della
valorizzazione delle risorse umane in ottica manageriale, ambiti oggi centrali per sostenere
la crescita e la complessità dell’impresa.

Avere 27 milioni di liquidità a fronte di 46 milioni di fatturato significa tenere molti soldi
fermi in azienda: è una scelta voluta?
Una disponibilità così elevata può sembrare, a prima vista, sproporzionata rispetto alle
dimensioni dell’azienda. In realtà è il risultato di una scelta precisa: nel tempo Condor ha
privilegiato il reinvestimento degli utili, costruendo una struttura finanziaria solida e poco
dipendente dal debito. Oggi però questa liquidità non resta inutilizzata. Una parte è stata
destinata a una società finanziaria collegata, creata per investire in acquisizioni o in progetti
industriali coerenti con l’attività principale. In questo modo le risorse accumulate diventano
uno strumento di crescita, anziché rimanere ferme in cassa.

Il vostro patrimonio netto è superiore al fatturato: è una scelta precisa?
Si tratta di una scelta coerente con la storia dell’azienda. Fin dalla prima generazione,
Condor ha adottato un approccio prudente e orientato al lungo periodo, reinvestendo
sistematicamente gli utili per supportare i programmi di investimento. Questa impostazione
è stata mantenuta anche dalla seconda generazione, che ha proseguito su una linea di
crescita solida e autofinanziata, necessaria in particolare in un contesto così incerto.

Le aziende “Champions” hanno spesso molta liquidità: è questo il segreto della loro forza?
La solidità finanziaria è certamente un elemento rilevante, ma non è l’unico fattore. La
capacità di generare valore attraverso il proprio modello industriale e, allo stesso tempo, di
gestire con disciplina le risorse finanziarie è ciò che consente a queste imprese di crescere
nel tempo. In altre parole, è la combinazione tra performance operative e gestione attenta
del capitale a determinare la loro forza.

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