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Dalle costruzioni al real estate. Sig.Ma guarda anche all’estero e punta ai 100 milioni nel 2028

Per l’azienda varesotta il 2025 è stato l’anno migliore della sua storia, con 80 milioni di ricavi. L’ad
Uboldi: «Anticipiamo i macro-trend del mercato per posizionarci nei segmenti dove la pressione sui
margini è meno feroce»

La propria storia non è una sentenza. Un modo di dire che vale per le persone tanto quanto
per le aziende, specie quando queste, piuttosto che accontentarsi, ambiscono a cambiare le
regole del gioco. Per Sig.Ma, impresa di costruzioni attiva nel settore privato e fondata nel
2000, questa riflessione è maturata poco prima della pandemia. «Ci siamo resi conto che per
diventare qualcosa di più grande, di più efficiente, di più innovativo, dovevamo prima
cambiare la nostra mentalità», racconta Marco Uboldi, amministratore delegato, co-
fondatore e anima più “finanziaria” dell’impresa di Caronno Pertusella (VA). Da quella presa
di coscienza è partita una metamorfosi che ha trasformato un’azienda edile tradizionale in
un gruppo da circa 100 milioni di fatturato consolidato.

Il punto di partenza, e ancora oggi il cuore del gruppo, è la costruzione. Per quasi vent’anni
dalla sua fondazione Sig.Ma ha infatti operato come un’«impresa edile nel senso più classico
del termine, sacrificando spesso qualcosa sul versante della marginalità». Un modello diffuso
nel settore, ma per definizione fragile. La svolta è maturata in concomitanza con il
Superbonus, che per Sig.Ma è stato sia un’opportunità di crescita rapida sia una scuola:
«Abbiamo capito che al lavoro edile potevamo agganciare, per esempio, un expertise sulla
componente finanziaria, su quella commerciale o su quella di gestione documentale: in
questo modo potevamo dare al nostro lavoro un valore aggiunto». Una lezione applicata poi
oltre il perimetro degli incentivi fiscali.

Ma, come dice lo stesso Uboldi, «non abbiamo inventato nulla: semplicemente, con il tempo,
abbiamo capito meglio queste dinamiche». I macro-trend sono diventati la bussola con cui
l’azienda varesotta orienta oggi le proprie scelte e gli investimenti: invece di inseguire le gare
più affollate, Sig.Ma cerca di essere presente prima degli altri nei segmenti in cui, nel medio
termine, vede spazio per costruire un valore distintivo. Il suo modello si fonda infatti su un
principio: «Anticipare i macro-trend del mercato, studiarne le implicazioni prima che
diventino evidenti a tutti e, in questo modo, posizionarci nei segmenti dove la pressione sui
margini è meno intensa».

Un esempio è quello degli impianti a biogas: Sig.Ma è oggi attiva su una decina di cantieri in
questo settore e segue non solo la parte edile ma anche quella di progettazione preliminare e
in fase di esecuzione, fino alla consegna chiavi in mano. Un altro è la qualifica (ottenuta di
recente) di Esco (Energy Service Company, ndr.), che apre le porte ai progetti di
efficientamento energetico legati alle direttive europee e al Conto Termico 3.0, mercati
«meno affollati dai competitori tradizionali». I bilanci dell’azienda restituiscono concretezza
a questa strategia: dal 2018 al 2024 i ricavi sono saliti da 15,2 milioni a 50,4 milioni, l’Ebitda è
passato da circa 630 mila euro (pari al 4,1% del fatturato) a 9,6 milioni (il 18,8%) e l’utile da
259 mila euro a 6,5 milioni.

In realtà, il 2024 ha visto «diverse commesse spostarsi sull’anno successivo», fattore che ha
contribuito a renderlo il «migliore della storia dell’azienda»: «Abbiamo raggiunto gli 80
milioni, pur realizzando una marginalità percentuale inferiore dovuta al tipo di commesse».
La struttura del fatturato che Sigma si è data è infatti tripartita: «Un terzo da grandi appalti a

bassa marginalità, un terzo da commesse dove possiamo esprimere il nostro valore aggiunto
e un terzo dalle operazioni immobiliari». Altra caratteristica: i ricavi oggi sono realizzati in
toto in Italia, ma l’ad non esclude che l’«estero possa essere presto un’opportunità per
mettere a frutto il nostro valore aggiunto». Per il 2026 il portafoglio ordini già acquisito
«supera i 50 milioni» ed «entro il 2028 l’obiettivo sono i 100 milioni»: «È pura vanità – afferma
con il sorriso Uboldi –, ciò che importa è l’ultima riga del conto economico».

Sig.Ma oggi rappresenta circa il 75% del fatturato consolidato del gruppo omonimo, che
poggia su altre due gambe. Una di queste è il retail: «Da 15 anni gestiamo punti vendita nel
settore della somministrazione, dapprima come franchisee di marchi altrui e poi anche
come franchisor, in particolare con il brand proprietario Lino’s Coffee. In tutto contiamo
circa 70 punti vendita, oltre 350 persone impiegate e circa 20 milioni di fatturato». L’altra
gamba è il real estate, sia di sviluppo (immobili costruiti per essere valorizzati) sia di gestione
(in particolare immobili industriali e commerciali tenuti a reddito). Nel complesso, il gruppo
comprende «25 società, 500 collaboratori e circa 100 milioni di fatturato».

Il salto da un’«impresa di costruzioni tipica a una atipica, con tutto ciò che ne consegue in
termini di clienti e competitor» ha richiesto un cambiamento anche da parte della vera
struttura di Sig.Ma: le sue persone. «Anche loro hanno dovuto fare un salto e migliorare. Non
solo: abbiamo guardato all’esterno e in pochi anni l’organico è raddoppiato, arrivando a circa
90 dipendenti. Abbiamo portato al nostro interno nuove competenze sia nel team operativo
sia nel consiglio di amministrazione. Raccontare tutto questo è facile – conclude Uboldi –,
ma ogni trasformazione richiede impegno. Ora credo che ci troviamo a metà del cammino
tra quello che siamo e quello che saremo».

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