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Ganio (Spea): «Un investimento a lungo termine. L’incognita è il mercato del lavoro»

Nelle intenzioni iniziali, l’arrivo di 
Silicon Box doveva creare 1.600 
posti di lavoro. Una 
promessa che però si misura
con un mercato del lavoro depresso e perciò i piani 
occupazionali potrebbero ridimensionarsi. A pensarla così è, tra gli altri, Andrea Ganio, 
membro del consiglio di amministrazione e Head of Institutional Relations della Spea di 
Volpiano (TO), che realizza macchinari automatici per il collaudo di microchip, Mems 
(sistemi microelettromeccanici, ndr.), schede e dispositivi elettronici. 
Ganio, quindi Silicon Box arriva.
 
Pare di sì. Ritengo questo insediamento un fatto positivo poiché Silicon Box va a completare 
l’ecosistema tecnologico nazionale, anche se si sta concretizzando con tempi più lunghi 
rispetto a quelli preventivati e con una configurazione probabilmente diversa dall’originale.
A cosa si riferisce quando parla di una «configurazione diversa»? 
Quando si è cominciato a discutere di questo investimento si parlava di un impianto che 
avrebbe dovuto essere funzionante entro il 2028 e della creazione di 1.600 posti di lavoro 
diretti. Per la mia esperienza ciò avverrà in modo molto più graduale. 
Quindi l’impatto dell’arrivo di Silicon Box si rivelerà in là nel tempo? 
Credo di sì: abbiamo già scavallato il primo trimestre del 2026. Serviranno anni per rendere 
concreto il progetto (costruzioni, impianti, avviamento, qualificazione). È plausibile che nel 
2030 l’impianto non sarà ancora pienamente operativo. E poi c’è un altro nodo. 
Quale? 
Mi parebbe più realistico che optino per soluzioni molto automatizzate e meno basate 
sull’azione umana perché nel mercato del lavoro di oggi è difficile reperire e mantenere 1.600 
addetti. Dei nostri quasi 1.400 dipendenti a livello globale, 960 lavorano nell’headquarter a 
Volpiano, che si trova a una cinquantina di minuti da dove sorgerà il sito di Silicon Box. E in 
quest’area non siamo gli unici a lavorare nel settore: pur se con specificità e focus diversi, ci 
sono altre aziende che operano in questo segmento. 
La difficoltà cui si riferisce riguarda soprattutto laureati e manodopera specializzata? 
In realtà aziende manifatturiere come Silicon Box hanno bisogno di un numero 
relativamente ridotto di ricercatori. Semmai hanno più “fame” di personale operativo come i 
tecnici di linea, una funzione essenziale per il funzionamento degli impianti ma 
estremamente complicata da trovare. Nell’attuale scenario occupazionale, queste figure 
scontano un crescente divario di attrattività: nonostante si tratti di ruoli ben remunerati, la 
loro natura intrinseca, spesso vincolata a turnazioni h24, collide con le moderne aspettative 
dei candidati, oggi orientati verso modelli di lavoro più flessibili e una maggior tutela del 
benessere personale. 
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